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(lug 2010) |
Folgaria – L’aria mite della montagna, si sa, è un fresco sollievo nei giorni in cui quasi dappertutto impazza la calura estiva. Soprattutto per i calciatori, che lasciano sole solette mogli, fidanzate, veline e figli per iniziare a correre e sudare già da metà luglio, con tutto il resto del mondo che si gode le spiagge e l’acqua rigenerante del mare. Ragion per cui tutte le squadre dei massimi campionati scelgono zone d’altura per svolgere la prima parte della preparazione, ritenuta dalla maggior parte degli addetti ai lavori fondamentale in vista della stagione successiva: il momento in cui i serbatoi vengono riempiti con la benzina per affrontare il lungo e logorante campionato, senza contare le eventuali coppe europee. Lavoro atletico, apprendimento dei diktat tattici dell’allenatore, e soprattutto cementificazione del gruppo: è questo il ruolo del ritiro precampionato, tutt’altro che marginale. Guai a sbagliare quindi, e gli errori di luglio vengono pagati a caro prezzo. Ma prima o poi tutti salutano le fresche zone d’alta quota, ed i “pallonari” rimessi a nuovo dalla mole di lavoro svolta in ritiro tornano in città e nelle sedi abituali degli allenamenti. Il giorno dell’addio ai monti è già fissato anche per il Napoli, ed ormai non è molto lontano: il 2 agosto la squadra partirà per Castelvolturno, dove a mano a mano cercherà di far suoi i ritmi che scandiranno tutta la prossima stagione, alquanto impegnativa e ricca di aspettative. A questo punto non resta che chiedersi quale sia il bilancio dei giorni trascorsi a Folgaria: cosa il gruppo porterà di buono dal Trentino? E cosa di meno buono?
Le luci – Cominciamo dagli aspetti positivi che hanno caratterizzato il lavoro degli azzurri a Folgaria. Primo tra tutti: il Napoli si è accorto (ed era ora..) di avere dei giovani di indubbie qualità. La Primavera ha finalmente iniziato a dare i suoi frutti, e non in senso metaforico: i vari Ciano, Insigne, Maiello, Liccardo, Varriale e tutto il resto della “baby gang” che è stata aggregata alla prima squadra in vista del ritiro ha impressionato positivamente Mazzarri, al punto che il tecnico livornese ha fatto partire titolari Insigne e Maiello nella sfida contro il Cittadella. “Voglio fare i complimenti ai nostri giovani. Sono con noi da appena quindici giorni ma sembrano essere già parte integrante della squadra da mesi. Hanno mostrato ottima intesa, belle giocate e sono certo che si tratta di ragazzi di grandi prospettive”, così Mazzarri si coccola la sua gioventù. Il sogno è che un giorno, non molto lontano, si possa ammirare un Napoli stile Barcellona: tanta qualità e quantità portata dal vivaio direttamente sul tetto d’Europa. Altre note positive riguardano la condizione di alcuni uomini-chiave, in netta ripresa: in primis spicca il nome di Juan Camillo Zuniga, che si è mostrato il più in forma del gruppo sin dal primo giorno. A tratti addirittura devastante, il colombiano farà spuntare qualche capello bianco di troppo a Walter Mazzarri, che da parte sua dovrà farsi in quattro per inventarsi qualcosa e farlo giocare senza dover escludere il sempre ottimo Christian Maggio. Il tecnico ha già lavorato in questa direzione: “Credo che Zuniga possa fare l’attaccante, l’ho già provato in posizione più avanzata nel finale della scorsa stagione, con risultati positivi”. Merita considerazione anche la voglia di spaccare il mondo di chi, vedi Dossena o Santacroce, per un motivo o per un altro non ha avuto modo di mostrare le sue vere potenzialità lo scorso anno, e che ora punta alla riscossa. In grande spolvero è apparso anche il pocho: in forma fisica perfetta, per nulla appesantito e carico come non mai, Lavezzi ha tutta l’intenzione di far rimpiangere al suo caro Diego Armando Maradona di non averlo portato in Sud Africa. La voglia di rivalsa del pocho sarà un arma in più per la prossima stagione: guai a trovarselo davanti. I difensori sono avvisati.
Le ombre – Nonostante le buone cose fatte vedere a Folgaria, con la fine del ritiro il Napoli di punti interrogativi se ne porterà dietro più di uno. “Per me è importante poter avere la squadra completa sin dal ritiro. L'anno scorso fui chiamato in corso d'opera per salvare una barca che stava affondando, adesso lavoreremo insieme dal primo giorno e posso già dirvi che sarà tutt’altra cosa”. Non si può partire che da questa considerazione di Mazzarri per analizzare i probabili strascichi negativi che questo ritiro porterà con se. Il Napoli si è presentato a Folgaria con una rosa palesemente incompleta, vuoi per l’assenza prolungata sia dei tanti big reduci dal campionato del mondo, sia dei nuovi acquisti. E quando si parla dei nuovi, si intende non solo quelli che con molta probabilità arriveranno a breve, ma anche di quelli che sono già azzurri. Edinson Cavani ad esempio: il talento uruguaiano si aggregherà al resto della truppa solo il 2 agosto, colpa anche in questo caso delle prolungate vacanze per i protagonisti del mondiale, e direttamente a Castelvolturno, saltando così l’importante prima fase della preparazione. Stessa sorte per il connazionale Walter Gargano, il quale sbarcherà a Napoli con lo stesso volo di Cavani, ed in parte anche per Fabio Quagliarella, Christian Maggio, Morgan De Sanctis, e Marek Hamsik, che hanno raggiunto i compagni a Folgaria solo il 21 luglio, con ben 10 giorni di ritardo rispetto alla prima trance di azzurri giunti in Trentino. In parole povere, soltanto un ristretto gruppo di giocatori è stato a disposizione di Mazzarri fin dal primo giorno, con lo “zoccolo duro” della squadra che ha partecipato solo in parte alla preparazione, potendo assimilare relativamente i dettami tattici del tecnico. Per non parlare dei nuovi arrivi che non vi parteciperanno per nulla, con la cementificazione del gruppo e l’ambientamento che potrebbero risentirne nel corso della stagione. Per poter stabilire le possibili conseguenze, la mente corre all’arrivo a Napoli nel gennaio scorso di Andrea Dossena. L’esempio è lampante: l’esterno sinistro proveniente da Liverpool non è riuscito a mettersi in evidenza nel girone di ritorno della passata stagione proprio a causa delle precarie condizioni fisiche dovute alla mancanza di una preparazione atletica “all’italiana”, situazione che potrebbe verificarsi di nuovo nel caso in cui (come sembra molto probabile) la società di De Laurentiis andrà a pescare nuovamente all’estero per completare la rosa, magari con l’inserimento di qualche giovane talento sudamericano. Ultima ombra proveniente dall’avventura di Folgaria che ormai volge al termine è la demotivazione che hanno palesato, almeno per gran parte del ritiro, alcuni tra i calciatori che vedono il loro futuro lontano da Napoli. Se la questione ha poca importanza per quanto riguarda gli “aggregati” Bucchi, Dalla Bona, Rullo, Amodio e Pià, che non fanno più parte del progetto, e per German Denis, che è indubbiamente destinato ad Udine, lo stesso non può dirsi di Luca Cigarini. Il giovane centrocampista è apparso a lungo svogliato, a tratti nervoso, quasi come un elemento avulso. Le sue avances al Siviglia, in prima persona o per bocca del procuratore, hanno avuto cadenza quasi quotidiana. L’atteggiamento del regista ex Parma è in parte cambiato quando si è reso conto che potrebbe restare all’ombra del Vesuvio, vuoi per inadeguatezza della proposta proveniente dalla Spagna vuoi per ripensamenti del tecnico, ma dovrà rimboccarsi le maniche e lavorare sodo per guadagnarsi una maglia da titolare. insomma, siamo appena all’inizio e non sono mancate buone indicazioni per Mazzarri, ma neanche gatte da pelare.