CONTROCALCIO

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Il sistema calcio, si sa, ormai non può più fare a meno della televisione. Anzi, qualche acuto sociologo col gusto della provocazione non esiterebbe ad affermare che la tv non fa parte del calcio, essa piuttosto E’ il calcio. E quindi quanto successo a “Controcampo” deve per forza di cose venire annoverato negli episodi della domenica calcistica, con buona pace dei puristi del gioco. Scene da reality show fra Elisabetta Canalis e Giampiero Mughini, con la prima che in pratica accusa il secondo di essere un pagliaccio che cambia idea ogni cinque minuti, e l’altro che va su tutte le furie insultandola e dandole dell’oca giuliva che nulla capisce di calcio. Probabilmente avevano ragione entrambi, nelle reciproche recriminazioni, ma il punto è un altro. In effetti la spettacolare Elisabetta, peraltro una delle più brillanti donne della tv attuale, dà molto l’idea di essere l’anticalcio in persona, appassionata dell’ultim’ora per necessità, solo perché ha avuto a che fare con fidanzati che ne masticano per professione. Il problema è che il buon Mughini, grande uomo di cultura i cui meriti giornalistico-letterari si commentano da soli, è all’asciutto di esperienza pallonara quasi quanto la sua meno illustre “avversaria”.

Incensa i migliori giocatori con la sua proverbiale eloquenza, e in questo è un maestro, ma ciò non ha nulla a che vedere con l’informazione sportiva. Mughini non aggiunge alcun giudizio tecnico e/o tattico alle immagini in questione, anzi spesso si comporta come l’ultimo dei tifosi juventini più ottusi. Per capirci, coloro i quali di fronte all’evidenza dei fatti preferiscono additare chi domina adesso, che non brillerà certo per correttezza ma è senz’altro una mosca bianca di fronte alle nefandezze della Triade.

Da questo episodio, inevitabilmente, non può che nascere una riflessione su cosa sia diventato il palinsesto televisivo post-partite, che alla semplice rappresentazione delle fasi salienti di una gara (buon vecchio 90°minuto…) ha iniziato via via a preferire il commento e il dibattito, all’insegna del Dio audience. E finché si svolgeva fra addetti ai lavori questa deriva polemica poteva anche essere costruttiva, ma ovviamente a chi deve vendere il prodotto comprensivo dell’intero pacchetto, non basta mai. Il dilagante defilippismo (o biscardismo, se si vuole restare in ambito sportivo) che sembra aver intaccato come un disgustoso morbo l’intera cultura italiana ha preso il sopravvento anche nel già più che frivolo football nostrano. Oltre a questo ci si è messa l’impossibilità materiale di avere in studio fin dalle ore 18 i protagonisti della domenica calcistica, col risultato che essi vengono surrogati con illustri tifosi o presunti tali, e per fortuna (almeno questo…) con qualche vecchia gloria della panchina italiana. Tutto ciò ha fatto diventare programmi che dovrebbero parlare solo di azioni e di gol dei grandi teatrini di risse verbali, in cui spesso si trascende su argomenti che non c’entrano assolutamente nulla in dialoghi fra persone che c’entrano ancora meno. Di qui la Canalis, di qui Mughini, di qui molti, ma molti altri…

Dulcis in fundo, tornando alla scenetta patetica, per chiudere in bellezza Piccinini decide di mandare il servizio sul successo di Valentino Rossi, e poi per sdrammatizzare afferma che con le immagini di Rossi Elisabetta ha ritrovato il sorriso. Giusto per aggiungere un pizzico di gossip, che non guasta mai e fa ancora tanta, tantissima audience. Ma daaai!

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