Il caso Vergara: gestione o bocciatura?

Tiene banco in questa sosta l’interrogativo legato allo scarso utilizzo di Antonio Vergara in questo avvio di stagione. Ben due partite integralmente trascorse in panchina a guardare i compagni contro il Como e nell’ultimo turno contro la Fiorentina e una sostituzione al 45’ contro il Bologna dopo un primo tempo in cui tutta la squadra aveva fatto male. Gestione o bocciatura di Allegri?

Come mai Allegri non lo considera un elemento insostituibile mentre la società punta tutto sul ragazzo di Frattaminore con un rinnovo milionario e Mancini lo convoca anche in Nazionale?  Eppure le risposte, quando è stato chiamato in causa, sono state positive come a Genova alla prima giornata con un gol e un assist che hanno deciso la gara. Alla fine, però, tra Campionato e Champions, i minuti totali sono stati appena 162’ su 540’, un pò pochi per uno dei talenti di questa squadra.

Il pragmatismo “allegriano” è da sempre un marchio di fabbrica come il “corto muso”. Il tecnico livornese non ha mai fatto mistero della sua filosofia nella gestione dei giovani che non vanno bruciati, nè sovraccaricati di responsabilità. In conferenza ha spesso ribadito anche a qui a Napoli che gli “anziani” devono prendersi le responsabilità per aiutare i giovani ad esprimersi al meglio senza troppe pressioni che, in una piazza come Napoli, soprattutto per un napoletano, sono amplificate a mille.

Anche al termine dell’ultima gara con la Fiorentina, è emerso chiaramente l’approccio tattico del mister: “Se fosse entrato Vergara e sul contropiede avessimo preso gol, oggi cosa mi dicevate?”. A gara in corso e in equilibri precari, Allegri preferisce l’usato sicuro, la fisicità  o la giocata d’esperienza di uomini come De Bruyne o Anguissa, piuttosto che gettare nella mischia un profilo dalle spiccate qualità  offensive ma ancora in fase di assestamento nei compiti di copertura come Antonio Vergara. Eppure Tonino da Fratta di responsabilità e di sfacciataggine ne ha dimostrata tanta lo scorso anno ai suoi esordi con Conte senza nessun timore reverenziale e con una vivacità e una verve che manca oggi in questo Napoli soprattuto in alcuni senatori.

Affermare che Allegri non consideri Vergara sarebbe ingeneroso e storicamente errato se si osserva anche il passato dell’allenatore capace di lanciare e valorizzare diversi profili emergenti nei suoi cicli precedenti sia a Torino che nella recente esperienza Milan. La sua idea su Vergara è stata chiara sin dalle prime uscite in ritiro: arretrarne il raggio d’azione o adattarlo da esterno/mezzala dinamica per sfruttarne gli strappi e la qualità  tecnica del ragazzo. L’ambiente napoletano tende a esaltare rapidamente i propri talenti dopo un’ottima giocata. Allegri usa il bastone e la carota per mantenere il ragazzo con i piedi per terra ed evitare che la pressione mediatica finisca per schiacciarlo alla prima prestazione sottotono.

Cosa c’è da aspettarsi quindi da qui in avanti? Vergara rimane un’arma fondamentale a gara in corso e una risorsa preziosa per questa rosa. Per Allegri la titolarità  e la fiducia incondizionata si guadagnano giorno dopo giorno in allenamento e non solo per il valore del proprio cartellino o dell’ingaggio.

Con l’imminente infittirsi del calendario tra campionato e coppe, lo spazio siamo certi arriverà per Vergara già nelle prossime nove gare. Starà  al ragazzo trasformare la fisiologica delusione per i minuti saltati in questo avvio, in cattiveria agonistica quando toccherà al suo numero 26 la meritata ribalta.

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