Il futuro parla polacco: il calcio totale del “Zielo”

Il futuro parla polacco, i successi azzurri derivano dai piedi sopraffini di un talento indiscusso riconosciuto a livello globale: Piotr Zielinski, l’enfant prodige destinato a divenire un signore del football. Con l’arrivo di Spalletti come guida tecnica, la permanenza del gioiello ambidestro è stata blindata a dovere: un patto di stima e fiducia reciproca per alimentare le infinite qualità individuali e collettive.

C’era una volta quella giovane mezz’ala che s’impose come vice Hamsik in uno dei centrocampi più forti e completi della storia azzurra. A suon di strappi brucianti, inserimenti incessanti in profondità e passaggi di prima,  (che esaltarono un’identitá corale priva di difetti e lacune) nacque il dodicesimo titolare, la riserva d’oro, un prospetto inestimabile che ogni squadra avrebbe desiderato in organico.

Tuttavia, con quei piedi, quella personalità e coraggio, quella posizione tattica cominciava a emettere i primi esigenti striduli d’una predestinata  metamorfosi. Spesso infatti, il vero comfort è apprezzabile quando si esce dalla primitiva zona di comfort. Occorreva esplorare la trequarti, percorrere qualche metro in più a ridosso dell’area di rigore per gustare  la ricetta perfetta del sapore calcistico targato Piotr. Intuizione tattica coniata dal coach più discusso del momento: Gennaro Gattuso. Il ruolo di mezza punta o trequartista offensivo è l’habitat naturale del polacco.

In riferimento ai numeri, il 4-2-3 -1 è il codice Da Vinci. Per ciò che concerne il modo di intendere la collocazione tattica sopracitata, Spalletti potrebbe rappresentare la svolta epocale per la carriera professionistica del calciatore. Una visione puramente verticale dove il regista offensivo diventa il fulcro principale cucendo ogni passaggio per gli esterni o l’attaccante centrale. Nasce così un giocatore con frenetica volontá di rischiare la giocata decisiva, venendo nel cuore del centrocampo per assumersi la responsabilità di quest’ultima, una figura di rilievo in tuttotondo in grado di ricoprire le corsie esterne per consentire tap-in vincenti o di sfruttare il tiro dalla distanza per soggiogare le marcature avversarie.

Un calcio totale, ideato e commissionato per la perpetua bellezza calcistica del polacco. Come se la mente del tecnico di Certaldo e i piedi del biondone della Bassa Slesia fossero stati connessi anzitempo in un ignoto multiverso. Caso fortuito o ironia del destino; l’ evoluzione finale del “Zielo” è appena iniziata!

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