Lorenzo non aver paura di sbagliare un calcio di rigore

 

Una canzone storica può divenire il fotogramma di un momento buio o addirittura il razionale emblema di roboanti errori dagli 11 metri da parte di un campione fatto e finito.  Ma una cosa è vera: un giocatore non può esser giudicato da un semplice calcio di rigore! Ed è proprio il caso del capitano partenopeo, oggetto di critiche veementi e gratuite, che provocano un impatto mediatico non indifferente ma non causano deficit all’intero ecosistema azzurro che resta avvolto dalla sua preziosa scia d’imbattibilità.

E quindi, come possiamo fornire una spiegazione a queste ripetute occasioni fallite dalla corta distanza? Come possiamo analizzare il blackout di un atleta che fino a due mesi fa lasciava di sasso il “dragone ” Cortouis col suo mirabile tiraggiro?

Diverse risposte sostengono tesi che hanno capisaldi degni d’esistenza. Il capitano ha sempre adottato scelte eclettiche, multiformi, variegate in stile e rincorsa specifica per calciare un rigore. Un panta rei calcistico d’imprevedibilitá pura, d’estro estemporaneo e rapidità d’esecuzione.

Ma probabilmente, proprio questa eccessiva ricercatezza della diversità può rappresentare il suo grande limite, in quanto la pratica non è mai stata costante e mirata in un determinato fondamentale. Da un brevilineo dotato di grande tecnica ci si aspetta una conclusione di precisione spiazzando il primo movimento che accenna il tuffo dell’estremo difensore obbligato ad opporsi a quest’ultima. Soluzione provata nella prima fase della carriera, alternata e modificata in seguito con conclusioni secche potenti centrali a mezz’aria oppure azzardando saette sotto al sette. Fino ai tempi odierni, dove (emulando il saltello del fratello carnale Jorginho) cerca di ingannare il portiere insaccando d’estrema raffinatezza in goal.

Una seconda tesi è un evergreen psicologico che cerca le componenti cognitive di tali sbagli in fattori mentali-nervosi: la telenovela del rinnovo di contratto e la conseguente fama dopo il trionfo europeo può aver  giocato un peso troppo elevato per la sua caratura di icona e uomo squadra dell’unico undefeated  team d’Europa? Prima di esseri professionisti sportivi, ricordiamo la loro profonda e reale natura umana. Dietro il giocatore, si nasconde l’uomo.

Nonostante la disperata ricerca del cavillo, la leggenda di Insigne non è destinata a mutare. Il suo valore è insindacabile, direttamente proporzionale all’apporto per questo meraviglioso collettivo che sta facendo faville asfaltando chiunque sulla propria strada. Del resto, come ricorda mister Spalletti, ci vuole coraggio già a presentarsi dal dischetto in occasioni del genere. E quando si mette la faccia vuol dire solo una cosa: non a caso sei il capitano del Napoli e non a caso il primo rigorista della capolista italiana!

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