Manolas…così no!

Era il 1 Luglio 2019, in una calda giornata estiva Kostas Manolas si liberava dalla sua Roma ed approdava a Napoli come l’erede di Raul Albiol. Nella seconda stagione alla guida della squadra azzurra, Ancelotti rinforzò il reparto difensivo rimasto orfano del suo comandante Albiol (tornato in Spagna al Villareal) con il greco ex Roma nel suo momento migliore della carriera: un affare da 18 milioni più Diawara che si trasferì nella capitale. Nelle sue 3 stagioni a Napoli, Kostas Manolas ha poi giocato 75 partite accompagnate da 4 goal e 1 assist, ma non è mai riuscito a guadagnarsi a fondo il ruolo di compagno di reparto di Koulibaly, forse per caratteristiche tecniche, forse per troppe noie fisiche o semplicemente perché l’eredità da raccogliere e il vuoto da colmare lasciato da Albiol era troppo difficile.

Molte le partite giocate nella fallimentare scorsa stagione, esattamente 33 con moltissimi errori che sono costati punti importantissimi in ottica qualificazione Champions League che come ben sappiamo è sfumata solo all’ultima maledetta giornata. Ben 10 gli infortuni che nei 3 anni partenopei lo hanno tenuto lontano dal rettangolo di gioco, saltando la bellezza di 25 turni (solo in Serie A). Insomma, un matrimonio che aveva un potenziale enorme ma che non è mai riuscito per diversi fattori.

Ciò che però lascia l’amaro in bocca non sono gli infortuni del centrale difensivo oppure il fiore non sbocciato nel suo soggiorno napoletano (tanti giocatori vanno e vengono), ma come si è concluso il rapporto tra le parti. Kostas Manolas aveva firmato un quinquennale da 4,2mln a stagione, quindi sarebbe entrato in scadenza nel 2024. Non rispettando il suo contratto, il greco già la scorsa estate era entrato in contatto con la sua ex squadra, l’Olympiakos, ma per motivi economici l’affare era saltato e si era iniziata un’altra stagione a Napoli, addirittura da titolare. Poi l’ennesimo grave errore nella partita tra Napoli e Juventus di metà settembre, e complice ancora una volta il suo precario equilibrio fisico, lo hanno allontanato quasi definitivamente dal campo con Rrahmani al suo posto che ha molto ben figurato. Poi il 16 dicembre arriva l’ufficialità del divorzio, dopo aver giocato 15 minuti nel match contro il Leicester 7 giorni prima, il greco ritorna in patria. Un accordo di circa 3 milioni, con la firma già su tutti i documenti ed un ritorno in città accolto da 500 tifosi calorosi con il difensore saltellante e molto contento di essere tornato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sicuramente, il desiderio di tornare a casa era fortissimo con tutto l’ambiente squadra che salutando l’ormai ex compagno ha dimostrato l’attaccamento di Manolas all’Olympiakos e alla sua gente. Dal punto di vista etico e sportivo, si poteva fare molto di più: il contratto in essere pesava sulle casse del Napoli ma lo stipendio era abbastanza alto per un giocatore non protagonista, in più non sono ancora arrivati né saluti né spiegazioni ai suoi ex tifosi che lo hanno accolto e accompagnato nel migliore dei modi. La società in quanto tale aveva il diritto di mantenere le prestazioni del greco almeno fino al 22 dicembre, con una difesa ai minimi storici e in emergenza assoluta. Affrettare il trasferimento e mostrarsi subito con altri colori era abbastanza evitabile, si poteva nel buonsenso generale posticipare a 10 giorni. Cosi non va.

 

Il dito contro una rubrica di pianeta napoli
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