SI VA AVANTI CON FRANCO CARRARO

Lunedì prossimo Franco Carraro verrà rieletto Presidente Federale. Non ci sarà l’acclamazione, ma poco ci mancherà. Ci è voluto poco per capire che, per come stavano le cose, sarebbe stato inevitabile che il presidente di Mediocredito conservasse la sua macolata poltrona. Non sono bastati anni e anni di scandali, disastri sportivi ed economici: si va avanti con Carraro. All’apparenza, lunedì scorso poteva profilarsi un anti-Carraro, che altri non era che il suo vice, Giancarlo Abete. Questi diverrà presidente nel 2007, quando Carraro lascerà la poltrona. Le lamentose società non sono riuscite a coagulare intorno ad fronte di opposizione una forza in grado di mandare a casa il principale artefice della rovinosa caduta del pallone. La tacita complicità dei club dovrebbe almeno portare ad una forma di buonsenso: non lamentarsi di fronte ai prossimi disastri. L’Italia viaggia verso il 2012 con i problemi di sempre, e sarà molto difficile che gli europei verranno assegnati al Bel Paese anche perché a livello di politica calcistica, l’Italia in Europa conta molto poco. Siamo al livello di una federazione media. E i programmi di chi sarà presidente fino a quel momento, sono un insulto all’intelligenza. Come si può riproporre alla base del mandato punti quali "riscatto dei risultati sportivi", "risoluzione dei problemi economici", "credibilità del sistema calcio" se sono proprio questi i punti sui quali c’è stato tanto di quel lassismo da ridurre l’Italia a terra di polemiche e sospetti? In Germania gli arbitri hanno vuotato il sacco, in Italia lo sta facendo Ermanno Pieroni, che un santo non è ma che sta raccontando cose che dovrebbero far impallidire i vertici federali. Speriamo che gliele facciano raccontare tutte. Luciano Moggi, dalle parole dell’ex patron di Ancona e Taranto, è dipinto come una piovra che insieme al figlio controlla metà campionato di calcio. E’ indubbio che la sua Gea abbia in mano le procure di parecchi campioni che contano, ma di qui a dire che il campionato è pilotato, ce ne passa. Della Valle ha attaccato il potere e per contro non sta ricevendo quegli stessi favori o aiuti che ha ricevuto fino all’anno scorso. Mr Tod’s è stato autore di un gesto che ai potenti non è piaciuto: fin quando la loro amicizia gli ha fatto comodo, ha taciuto accettando ogni sorta di regalo (promozioni facili, ripescaggi et similia) fino a quando, arrivato nella massima serie, si è voluto subito comportare "da grande". E’ stato messo subito dietro la lavagna, non ricevendo più neanche favore e neanche quella clemenza alla quale in alcune circostanze il buonsenso richiama. L’Italia litiga e questo non è un bene per nessuno. Si alza il tono della voce di tutti, non di Lucchese: il diggì della Fiorentina è stato inibito fino al 30 giugno. A Bojinov e Delli Carri non poteva essere data più di una giornata perché le telecamere hanno visto tutto, mentre con i dirigenti si può sempre esagerare: non ci sarà mai la controprova. E, finché si andrà avanti con i conflitti d’interesse, le minestre riscaldate e la tacita complicità, non solo gli europei ma ogni principio di equità resterà un’utopia. Claudio Lotito, personaggio originale, ha almeno capito che non è il caso di esporsi troppo: se ordini dall’alto vorranno fargliela pagare, avranno nell’indebitamento colossale della Lazio una buona giustificazione per farlo. Ma di qui a pensare ad un ripescaggio del Napoli in massima serie, ce ne vuole eccome, nonostante magari Carraro lo abbia potuto sussurrare a De Laurentiis. Che, memore del percorso dell’amico Della Valle, ha già espresso pubblicamente i suoi dubbi nel percorrere la stessa strada. Il Napoli vuole diventare grande, ma vuol farlo senza l’aiuto di nessuno. E sarebbe molto meglio così.

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