UN NAPOLI GRIGIO COME LA NEBBIA

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In futuro in pochi si ricorderanno come a Napoli hanno passato la domenica pomeriggio dell’08 ottobre, e ancor meno si ricorderanno della partita disputata al San Paolo dalla compagine partenopea contro la squadra romagnola del Rimini.

In futuro ci saranno gli almanacchi che diranno che Napoli – Rimini è finita 1-0, che gli azzurri hanno vinto in inferiorità numerica e che a questo punto del campionato la corazzata azzurra occupa il secondo posto.

In futuro, per chi non ci si ricordasse della partita, questo potrebbe andare bene. E potrebbe andare bene pure a noi se solo non avessimo visto la partita di ieri che contrariamente a quanto canta il tabellino, ha mostrato ancora una volta limiti evidenti di impostazione di gioco per la squadra che doveva essere “l’ammazzacampionato”.

Partita scialba e noiosa per molti tratti. Più Rimini (che dimostra di non essere solo una favola) che Napoli.Ogni volta che si pensa che la squadra abbia trovato uno stile e una convinzione, come sembrava aver fatto a La Spezia dove si erano visti segnali rassicuranti di bel gioco e determinazione, puntualmente veniamo smentiti nella partita successiva.

Ci sono partite in cui una squadra gioca da Dio, ma quella palla non vuole entrare e partite in cui l’avversario ti surclassa in ogni parte del campo ma ti basta un guizzo e porti in cassaforte la vittoria.

Alla fine i tre punti sono andati agli azzurri per cui chi dovrà fare il mea culpa per le occasioni sprecate sarà la squadra di Acori che, se fosse uscita dal San Paolo con il bottino pieno, obiettivamente, non avrebbe rubato nulla. E invece subisce anche la beffa di uscire senza nemmeno il punto del pareggio.Durante i novanta minuti si è visto un Rimini giocare palla a terra come poche squadre sanno fare, con una diga a centrocampo composta da Barusso-Tasso che ha fatto tutto alla perfezione.

Dall’altra parte il Napoli ha mostrato le solite lacune con un gioco statico, organizzato più in orizzontale che in verticale.C’è molto da lavorare sul modo di stare in campo. E da questo punto di vista sembra che Reja non abbia ancora trovato il bandolo della matassa. Bucchi è penalizzato dal modo di giocare della squadra che, invece di sfondare sulle fasce e crossare per il capocannoniere della passata stagione, cerca continuamente il gioco per vie centrali, rendendosi la vita più complicata.

Poca  è stata anche la copertura dei due esterni (che proprio esterni non sono) Montervino e Dalla Bona. Entrambi hanno giocato una partita nell’anonimato complicando (e non poco) la copertura delle fasce lasciando spesso soli Grava e Savini, che hanno visto le ali del Rimini fare il bello e il cattivo tempo.

Mai una ripartenza veloce. Quando si riconquistava palla, la manovra era lenta e prevedibile, dando in questo modo al Rimini, la possibilità di riposizionarsi nella propria metà campo. Di conseguenza, non poche volte si sono visti passaggi all’indietro (accompagnati dai fischi del pubblico) da parte dei centrocampisti napoletani dovuti dal fatto di non saper cosa fare.

C’è molto da lavorare sulla mentalità. I giocatori sembrano come tirati con “il freno a mano”. L’impressione è che gli undici messi in campo svolgono il loro compitino senza dare quel qualcosa in più che potrebbe far esaltare il pubblico partenopeo. In campo sembra che i giocatori non si divertano e se non ti diverti giocando a pallone… Ma se da una parte c’è il grigiume di gioco, dall’altra c’è comunque la dea Fortuna che pare ieri aver tolto la benda per un attimo e aver posato il suo occhio benevolo sul Napoli.

Al 36’ del secondo tempo, De Zerbi, partito dalla panchina, trova la traiettoria beffarda dai 25 metri che inganna Pugliesi. Un lampo che ha illuminato lo stadio e che ha svegliato i tifosi presenti.Poi solo cuore.

Un gol del genere avrebbe spezzato le gambe di qualunque squadra che, dopo aver attaccato per oltre un ora, si ritrova sotto contro un Napoli fino a quel punto poco intraprendente e in inferiorità numerica. Il Rimini ci ha messo un minuto a rialzarsi, poi … assedio!

Un assedio sfortunato con la porta di Iezzo salvata più volte e graziata proprio all’ultimo minuto da una traversa sul colpo di testa di Jeda.Alla fine i 3 punti (comunque immeritati) e secondo posto conquistati contro i biancorossi romagnoli, speriamo diano al Napoli quella serenità e quella voglia di trovare il bel gioco che vorremmo vedere arrivare già contro un'altra squadra biancorossa venerdì prossimo a Vicenza. Un Vicenza che per forza di cose, dovrà fare la partita poiché la vede terzultima in classifica con un solo punto conquistato a Bari alla 4° di campionato. Le squadre penalizzate dagli scandali estivi sono ormai alle spalle e sono pronte per riagganciarla. Nonostante il debutto di mister Gregucci sulla panchina del Vicenza, la formazione biancorossa non riesce a sbloccare la situazione di classifica.

Venerdì sera (anticipo della serie B Tim alle 20:30) si troveranno di fronte due squadre, una con l’intento dare continuità ai risultati ottenuti nelle ultime due partite, l’altra che affronterà la partita con l’intento di sbloccare la classifica che comincia a farsi preoccupante. E quale occasione migliore se non il fatto di affrontare una squadra come quella azzurra? Ancora una volta ci ritroveremo di fronte una squadra che farà la “partita della vita” (ormai ci siamo abituati). Sta tutto nelle gambe e soprattutto nella mente della squadra partenopea che, rasserenata da una buona posizione in classifica, può trovare proprio a Vicenza la possibilità di fare quel salto definitivo che ormai tutti si aspettano.

Saprà Reja trovare le giuste alternative a Dalla Bona e Amodio assenti per squalifica al Menti? Il dubbio è proprio questo. Il tifoso Napoletano ancora non sa cosa aspettarsi. Vedrà il Bel Napoli di La Spezia, quello arrembante visto contro la Triestina nei minuti finali, oppure quello scialbo ma fortunato di Rimini o quello inguardabile di Piacenza? In un campionato così serrato come mai lo è stato quello di B, l’importante sono i 3 punti. Come vengono conquistati, alla fine ha poca importanza. Andiamo a Vicenza con la voglia di conquistare 3 punti che valgono come l’oro. Il bel gioco prima o poi arriverà. Certo è che se arrivasse prima sarebbe meglio anche per guardare con più serenità al futuro che al momento appare incerto e nebuloso.

  

 

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