28 mln di “perchè?”
28 mln di “perchè?”
Si, 28 milioni. È proprio questo il prezzo che il Napoli ha pagato al Torino per portare all’ombra del Vesuvio Vanja Milinkovic-Savic. Un portiere pagato così tanto e soprattutto di pari età ad Alex Meret, di certo non veniva a Napoli per fare la comparsa da secondo portiere. In effetti cosi è stato, ma siamo sicuri che sia stata la scelta giusta? Bisognerebbe chiederlo a chi in primis lo ha voluto: Antonio Conte.
Il gigante Serbo, arrivato con lo status di “Para-rigori” e “bravo con i piedi” non si è rivelato tale, ma ci arriveremo tra poco, diamo prima un occhio ai numeri sulla costruzione dal basso, comparandolo con il relegato in panchina – forse ingiustamente – Alex Meret.
% Passaggi riusciti
Stagione 2025/2026 : 77,2 % Milinkovic-Savic < 80,9 % Alex Meret
Stagione 2024/2025(Savic al Torino) – Milinkovic-Savic 74,3% < 84,5% Alex Meret
Carriera – 63,9% Milinkovic-Savic < 82,6% Alex Meret
% Precisione passaggi lunghi
Stagione 2025/2026: 37,7 % Milinkovic-Savic < 44,6% Alex Meret
Stagione 2024/2025: 35,8 % Milinkovic-Savic < 49,7% Alex Meret
Carriera: 33,3 % Milinkovic-Savic < 52,5% Alex Meret
Questi dati sono lampanti, nonostante le lacune mostrate da Alex Meret in questi anni, rimane, numeri alla mano migliore di Vanja!
Tornando sull’aspetto tecnico, con focus sulla Champions League vediamo come Milinkovic-Savic abbia giocato 7 partite e subito 12 gol –> 1,71 gol subiti a partita.. con un Napoli che ha chiuso 30esimo ed una figuraccia storica ad Eindhoven.
Il falso mito del lancio lungo lascia il tempo che trova: il povero Hojlund isolato nella terra di nessuno poche volte è riuscito a beneficiare del lancio dalla retroguardia, questo perchè su 115 lanci, di riusciti ne sono solo 58! Risultato? 50%
Anche nella postura tecnica sono emerse criticità. Milinković-Savić tende spesso a giocare con tempi più lunghi rispetto ai portieri più associativi, e questo ha aumentato la vulnerabilità del Napoli contro squadre che pressano alto. In Champions, contro Benfica e Chelsea, la sensazione è stata quella di un portiere poco naturale nel gioco posizionale richiesto dal calcio europeo di alto livello.
Un altro elemento discusso è stata la gestione delle uscite alte. Nonostante la struttura fisica dominante — quasi due metri di altezza — il serbo non sempre ha dato sicurezza nelle palle inattive laterali. In diverse situazioni è apparso esitante: a volte troppo aggressivo nell’uscita, altre troppo bloccato sulla linea. Questa mancanza di continuità nella lettura ha creato insicurezza anche nei difensori centrali, soprattutto nelle gare più tese.
Sul piano puramente difensivo, Milinković-Savić ha alternato parate spettacolari a errori di posizionamento evitabili. Uno dei limiti emersi è la gestione del primo palo: in alcune occasioni ha lasciato troppo spazio sul lato corto oppure ha reagito con un tempo leggermente in ritardo sui tiri ravvicinati. Anche nelle conclusioni rasoterra laterali il suo baricentro molto alto lo ha penalizzato, rendendolo meno rapido nell’abbassarsi rispetto a portieri più esplosivi tecnicamente.
C’è poi un tema di continuità mentale. Durante la stagione ha avuto momenti in cui, dopo un errore o una giocata sbagliata coi piedi, la sua sicurezza sembrava diminuire sensibilmente per diversi minuti. Questo si è visto soprattutto nelle partite europee, dove il livello di pressione e intensità è superiore rispetto alla blanda Serie A. In alcuni match il Napoli ha dato la sensazione di perdere tranquillità nella costruzione proprio quando gli avversari iniziavano a pressare direttamente il portiere.
Anche la comunicazione col reparto difensivo non è sembrata sempre perfetta. Meret – seppur con i suoi erorri e un carattere atipico per un portiere – negli anni, aveva sviluppato automatismi molto consolidati con la linea arretrata e non a caso è stato il portiere di due scudetti. Milinković-Savić, d’altro canto, ha mostrato qualche difficoltà in più nella sincronizzazione delle coperture e nelle chiamate durante le transizioni difensive rapide.
Infine, uno degli aspetti più evidenti riguarda la capacità di essere realmente determinante nei momenti chiave. Il serbo ha prodotto parate molto appariscenti, spesso spettacolari dal punto di vista estetico, ma raramente ha dato la sensazione di “spostare” davvero il risultato, specie nelle grandi partite. Troppo poco per un portiere pagato cosi tanto in una squadra che lotta per stare ogni anno ai vertici.


