Ad Empoli ancora deficit in mediana e cambi sbagliati
Zero vittorie in un girone intero (ultimo brindisi proprio col Napoli all’andata), ma Andreazzoli non ha paura, forte anche di una classifica che lo vede ormai salvo, e propone il duo Pinamonti-Cutrone in attacco, con Verre alle loro spalle ed un centrocampo abbottonato, rinunciando alle geometrie di Henderson, nel suo 4-3-1-2. Dal canto suo, Spalletti rispolvera Mertens in attacco, nel 4-2-3-1, in contemporanea a Osimhen, Insigne e Lozano. A centrocampo non c’è Lobotka, così il duo di mediani è composto da Anguissa e Fabian (dunque Zielinski in panchina). In difesa, stante la squalifica di Koulibaly, riecco Juan Jesus a fianco a Rrahmani nel duo centrale di difesa, mentre i due terzini sono Zanoli e Mario Rui.
Primo tempo involuto del Napoli contro la peggior difesa in casa della Serie A (38 gol presi in 16 gare). Gioco prevedibile col solito pallone lungo per Osimhen che, come spesso capita, deve far da solo. Come altri tecnici, anche Andreazzoli gli oppone un difensore centrale fisso (l’ex Luperto) e un altro più distaccato (Viti). I due centrali empolesi si alternano nel controllo del nigeriano che di fatti non sfonda. Per trovare il vantaggio al 44’, il Napoli ha bisogno di una bella giocata tra Osimhen (velo) e Mertens che batte Vicario, mandando il Napoli al riposo sull’1-0. Ma è stata una giocata dei singoli a fare la differenza, non il gioco di squadra.
Al rientro dagli spogliatoi non c’è più Zanoli in campo, spesso ripreso da Spalletti perché accompagnava poco l’azione d’attacco del Napoli. Dentro il redivivo Malcuit. Il Napoli va sul 2-0 con Insigne al 53’, grazie ad una palla recuperata da Anguissa sulla trequarti. Insomma, pur senza brillare, il Napoli la mette in cassaforte. O almeno sembra. In questo campionato c’è il precedente di Reggio Emilia, in cui il Napoli vinceva 2-0 all’85’ e poi ha pareggiato 2-2 (rischiando il KO, ma salvato dal VAR al 92’). Ebbene, anche al Castellani si realizza tale andazzo. Gol dell’1-2 del neo entrato Henderson, sfruttando un erroneo allineamento difensivo del Napoli. Nel frattempo Spalletti aveva tolto Lozano e Mertens in luogo di Zielinski e Politano. In un primo momento, il polacco si poneva in una zona ibrida che lo costringeva addirittura a ritrovarsi sulla destra del fronte offensivo. Poi però Politano lo riportava al centro, ma nel frattempo si erano persi i servigi di Mertens, per un 4-3-3 più coperto, con Osimhen che perdeva il partner con cui duettare. E l’Empoli? Trovava prima il 2-2 con Pinamonti e poi addirittura il 3-2 con lo stesso ex Inter, grazie ai disastri difensivi prima di Meret e poi di Malcuit che ne combinavano di ogni, mentre il centrocampo perdeva tutti i confronti con quello empolese, dove Henderson, Bajrami, Stulac e Zurkovski (ma prima di loro anche Bandinelli e Asllani) facevano il bello e il cattivo tempo contro i mediani azzurri. In tutto ciò, Spalletti completava il frittatone levando dal campo Insigne per inserire Ounas a sinistra, pur sapendo che l’algerino agisce meglio sul lato opposto, a piede invertito. Un Napoli senza né testa e né cattiveria, ma anche senza né capo e né coda tatticamente.
Il Napoli dice addio allo scudetto con 4 giornate di anticipo ed ora non può sentirsi nemmeno al sicuro al terzo posto Champions. La squadra ha mollato e chi deve guidarla, il tecnico, sembra caduto nel buio più totale, mettendo in discussione la propria riconferma.
Ezio Perrella


