Assunzione di responsabilità

Antonio Conte torna a parlare di emergenza, ma questa volta le sue parole accendono più di una riflessione. Nel post gara di Napoli-Como di Coppa Italia, ai microfoni di Mediaset, il tecnico azzurro ha sottolineato le difficoltà legate agli infortuni:
“Col mercato hanno portato due ragazzi nuovi per darci una mano.”
Una frase apparentemente neutra, ma che suona come una presa di distanza. Quel “hanno portato” sembra quasi suggerire che le operazioni siano state condotte dalla società senza un pieno coinvolgimento dell’allenatore. Un dettaglio lessicale che, nel mondo del calcio, pesa.
Il punto è che la narrazione dell’emergenza si intreccia inevitabilmente con le scelte fatte negli ultimi mesi. In estate, il Napoli aveva costruito una rosa che rispecchiava le indicazioni dell’allenatore. Eppure, alcuni dei profili su cui Conte aveva dato il proprio avallo, come Lucca, Noa Lang e Marianucci, non fanno più parte del progetto tecnico.
Una dinamica che apre un interrogativo: quanto incide oggi la sfortuna e quanto invece la gestione complessiva della rosa?
È innegabile che gli infortuni stiano condizionando il percorso del Napoli. Ma è altrettanto vero che ogni progetto tecnico comporta rischi, scelte e conseguenze. Conte è un allenatore abituato a lavorare con grande controllo sulle decisioni sportive, soprattutto sul mercato. Per questo motivo, quando il tecnico sembra chiamarsi fuori, anche solo indirettamente, la sensazione è che manchi un’assunzione piena di responsabilità.
Nel calcio moderno la linea tra società e allenatore è sempre più sottile. Tuttavia, quando le scelte iniziali vengono poi riviste o smontate in pochi mesi, il problema non può essere attribuito esclusivamente alla sfortuna.
Conte resta un tecnico di altissimo profilo, capace di incidere e di cambiare il volto delle squadre. Ma proprio per questo, in una fase complicata come quella attuale, forse servirebbe un messaggio diverso: meno riferimento agli alibi, più leadership nella gestione delle difficoltà.
Perché se è vero che gli infortuni non si controllano, le scelte sì. E in un progetto tecnico, nel bene e nel male, la responsabilità è sempre condivisa… ma mai anonima.

