Caffè Napoli: “Ma sul due a zero, che devi fare?”
Stamattina al Caffè Napoli si parla meno del solito. Fuori una giornata di fine estate, dentro Gennaro sistema le tazzine mentre dalla televisione passano per l’ennesima volta le immagini di San Siro. Sul 2-0 qualche sorriso compare ancora. Poi Lautaro. Thuram. Di nuovo Lautaro.
Mimmo guarda lo schermo con le braccia incrociate. Ciro ha il giornale aperto davanti, ma da cinque minuti è sempre sulla stessa pagina.
Pasquale rompe il silenzio.
«Professò, stranamente non hai ancora accusato Allegri.»
Ciro abbassa il giornale.
«Perché stavolta non lo so.»
Mimmo si gira di scatto.
«Segnatevi la data.»
Salvatore ride.
«No, veramente. Questa è una notizia.»
«Aspettate.» Ciro posa il giornale. «Sul due a zero che fai? Ti abbassi? E se ti pareggiano diciamo che sei stato vigliacco. Continui ad attaccare? E se perdi diciamo che dovevi gestire. Metti un difensore in più? L’ha fatto. Poi prendi gol proprio dove volevi difenderti meglio. A me Allegri può pure non piacere, ma qualche volta dobbiamo accettare che una partita non la controlli col telecomando.»
Pasquale annuisce.
«Questo è il punto.»
Mimmo no.
«Il punto è che stavi due a zero a San Siro e hai perso tre a due. E basta».
«Grazie Mimmo.» dice Gennaro dal bancone. «Meno male che ci sei tu per i risultati.»
Salvatore scoppia a ridere.
Mimmo continua.
«Sfottete, sfottete. Lautaro fa il primo e cambia tutto. Lo stadio si accende, quelli iniziano a venire da tutte le parti… là devi fermare la partita.»
Ciro lo indica.
«Ecco. Su questo sono d’accordo.»
«Con me?»
«Nun t’allargà.»
Pasquale appoggia le mani sul bancone.
«Secondo me è proprio questa la differenza tra essere forti ed essere maturi. Il Napoli ha dimostrato di poter andare a San Siro e fare due gol all’Inter. E non è poco. Però una grande squadra deve anche riconoscere il momento in cui la partita cambia. E questo momento c’è stato almeno due volte. Dopo il 2-0 serviva far passare i minuti. Spezzare il ritmo. Tenere il pallone. Fare innervosire loro, non innervosirsi noi. E cercare di non farli tornare il partita subito. Poi dopo il 2-1, dove a maggior ragione non dovevi dare l’impressione di avere paura perché altrimenti quelli non ti avrebbero fatto uscire più dalla tua tre quarti».
Salvatore annuisce.
«Quello sì. Però non butterei tutto. Se vai a Milano e per un’ora metti sotto l’Inter, qualcosa di buono l’hai fatto.»
«Qualcosa?» sbotta Mimmo. «Stavamo due a zero! È proprio questo che mi fa arrabbiare.»
Gennaro lo guarda.
«Se stavamo zero a zero ti arrabbiavi di meno?»
Mimmo ci pensa.
«Forse sì.»
«E allora sei strano tu.»
Ciro sorride.
«No. È normale. Più ti fanno vedere che puoi vincerla, più ti rode perderla.»
Per qualche secondo nessuno dice niente.
Sulla televisione riparte ancora l’azione del 3-2.
Mimmo gira la testa.
«Gennà, cambia canale.»
Gennaro prende il telecomando.
«Va bene.»
Compare la grafica della Champions.
Napoli-Arsenal.
Mimmo lo guarda malissimo.
«Ma allora lo fai apposta.»
Salvatore ride.
«Forse è pure meglio. Dopo una partita così, subito una grande.»
«Sono d’accordo.» dice Pasquale. «Non hai tempo per piangerti addosso.»
Ciro si alza.
«Oppure perdi pure questa e giovedì Mimmo viene direttamente col Maalox.»
«Professò, pensa a te.»
Gennaro spegne definitivamente la televisione.
«Comunque io una cosa l’ho capita.»
«Sentiamo.»
«Sul due a zero tutti sanno come si gestisce una partita.»
Si ferma un secondo.
«Il problema è che lo sanno sempre dopo che è finita.»
Ciro lo guarda.
«Gennà… questa era buona.»
«Lo so.»
«Te l’eri preparata?»
Gennaro raccoglie le tazzine.
«Da ieri sera.»
Vincenzo Mugione

