Chivu perde la maschera del moralista!
Cristian Chivu è stato espulso nell’ultima giornata di campionato, il tutto non è soltanto l’ennesimo episodio di tensione tra panchine e arbitri nel calcio italiano. È anche il momento in cui l’allenatore dell’Inter ha definitivamente perso quella patina di superiorità morale che per mesi aveva provato a indossare.
Per molto tempo Chivu si era presentato come una sorta di predicatore del fair play, uno che dispensava lezioni di stile agli altri allenatori e che invitava tutti alla calma davanti agli errori arbitrali. Quando le decisioni giravano a favore della sua squadra, il tecnico filosofeggiava su come bisognasse accettare il verdetto del campo e smettere di cercare alibi. Secondo lui, gli altri allenatori esageravano sempre con le proteste e usavano il VAR come scusa per giustificare sconfitte e frustrazioni.
Poi però qualcosa è cambiato. Da quando i risultati hanno iniziato a peggiorare, il tono si è fatto diverso, più nervoso, meno controllato. Le ultime due domeniche hanno mostrato una squadra, l’Inter, che a fine partita circonda l’arbitro con modi tutt’altro che educativi, una pressione evidente sul sistema arbitrale che difficilmente rappresenta un messaggio positivo per il calcio.
L’espulsione contro l’Atalanta è arrivata proprio in questo clima. Proteste, parole pesanti, cartellino rosso e poi il silenzio stampa finale. Il filosofo che invitava tutti alla misura improvvisamente non trova più le parole.
Così la figura del “finto prete” del fair play si è trasformata in quella di un allenatore nervoso, pronto a contestare arbitri e avversari proprio come coloro che prima criticava. Nel calcio succede spesso: finché si vince è facile fare la morale, quando i risultati vacillano emergono le contraddizioni.
E oggi Chivu sembra prigioniero proprio di quella contraddizione che per mesi aveva rimproverato agli altri. La maschera è caduta, e il predicatore si scopre improvvisamente molto più umano, troppo umano davanti alla pressione della panchina e delle aspettative nerazzurre che non ammettono pause né prediche moralistiche quando la classifica smette di sorridere davvero a chi pensava di insegnare tutto.

