CONTE ED I SENATORI SONO A FINE CICLO
La vittoria dello scudetto avvenuta per fortuna all’ultima giornata nello scorso campionato, più per demeriti dell’Inter che meriti degli azzurri, che hanno vinto a soli 82 punti, ha nascosto tanta polvere sotto il tappeto. Ossia, nonostante due campagne acquisti dispendiose con aumento vertiginoso del tetto ingaggi anche per l’acquisto di giocatori anziani al netto della cessione di Kvara e Osimhen, la squadra non ha mai dimostrato di avere uno straccio di gioco, tutte partite vinte con lacrime e sangue e mai frutto di un dominio tecnico tattico sull’avversario. Non è un caso che il Napoli dell’ultimo biennio è la squadra che ha vinto più gare con il minimo scarto in Europa, lo scorso anno mentre l’attenzione difensiva è stata determinante nella conquista del tricolore, quest’anno è venuta meno anche l’impenetrabilità nelle retrovie. E come si dice a Napoli le “zelle” sono uscite fuori, ovvero tutti i limiti di una manovra offensiva frutto di un lavoro inesistente in ritiro e negli allenamenti. Un tecnico che guadagna 9 milioni di euro ed uno staff tecnico che costa 20 milioni di euro non sono stati in grado di disegnare una manovra offensiva degna, se si esula da quella incentrata sul centravanti che deve fare la boa ed aprire i varchi a centrocampisti ed esterni. E’ ancora più dirimente l’insistere sui famosi fab four: con Lobo, Anguissa, Kdb e Mctominay la manovra è più piatta e compassata del solito e non si tira mai a porta, difatti il Napoli nè tira in porta da fuori, nè libera l’uomo al tiro dentro l’area di rigore.
La gara contro la Lazio con gli zero tiri in porta, un record negativo che permaneva da ventuno anni, è solo l’apice di tante gare brutte e con poche palle gol create e che gli azzurri hanno spesso vinto rubacchiando con l’episodio a favore casuale. Sono state davvero troppe le gare con un Napoli a ritmo compassato e con una pericolosità offensiva veramente minima, in campionato ne sono davvero tante, ma anche le vergognose gare in champions contro il Francoforte, il Benfica e Copenaghen. Purtroppo Conte non è un allenatore moderno, è un anti calcio, non ha varietà di schemi offensivi, si affida ai colpi delle individualità. Non è un caso che il Napoli migliore c’è stato con Neres , Vergara ed Alisson titolari, gli unici giocatori di qualità atti a cambiare lo spartito monotono del giro palla sterile. Ma Conte li ha utilizzati solo quando erano infortunati i Fab Four, questo dimostra la sua avversione alla qualità, ai giovani ed al gioco offensivo. Conte d’altra parte preferisce l’usato sicuro, basta vedere in difesa dove ha preferito l’anziano Jesus a Beukema e Marianucci. Un allenatore che incentra la sua attività sulle motivazioni e sul lavoro mentale, un allenatore carente invece nel dare un gioco ed un identità tattica offensiva alla squadra. Ora è arrivato il momento di dire basta, a Napoli siamo abituati a vedere in campo un calcio offensivo e con talenti in vetrina, il suo anticalcio basato su fisicità e fatto di lacrime e sangue non è più accettabile ed è anacronistico per la piazza e la società. Se ne vada! Il suo ciclo è finito al pari di altri senatori che sono logori fisicamente e per motivazioni vedi Anguissa, Lobotka, Juan Jesus, Politano.

