Conte tradito dall’approccio mentale degli azzurri!
Il pareggio interno per 2-2 del Napoli contro il Verona ultimo in classifica è molto più di un semplice passo falso. È una fotografia impietosa di una squadra entrata in campo con l’approccio sbagliato, convinta forse che la differenza di valori bastasse da sola.
Così non è stato, e il primo tempo si è trasformato in un incubo: azzurri molli, lenti, prevedibili, sotto 0-2 al termine dei primi quarantacinque minuti contro un avversario affamato e organizzato.
La vera novità, stavolta, riguarda Antonio Conte. Il tecnico che ha costruito la sua carriera sulla ferocia agonistica, sulla mentalità vincente e sulla capacità di motivare i suoi giocatori, non è riuscito a trasmettere il giusto spirito.
Un corto circuito mentale sorprendente, quasi inedito. L’emblema della serata è Alessandro Buongiorno: al rientro da titolare ha causato un rigore ingenuo con un tocco di mano che ha indirizzato la gara sui binari sbagliati.
Oltre all’atteggiamento, sono emersi i limiti di un Napoli povero di idee. Senza ritmo e senza linee di passaggio, la manovra è apparsa sterile, scollegata, affidata più alle iniziative individuali che a un disegno collettivo. Quando il piano A non funziona, serve altro, e nel primo tempo non si è visto nulla che potesse cambiare l’inerzia della partita.
Nel secondo tempo Conte ha provato a rimediare. Gli ingressi di Spinazzola e Marianucci hanno dato nuova energia, ampiezza e un minimo di ordine. Il Napoli ha alzato il baricentro, ha aumentato l’intensità e, spinto anche dall’orgoglio, è riuscito a rimontare fino al 2-2.
Una reazione apprezzabile, ma che non cancella gli errori iniziali né la sensazione di una squadra che fatica a costruire gioco quando la partita si complica.
La morale è chiara e forse scomoda: la cattiveria agonistica o le intuizioni di formazione non possono essere sempre la soluzione. Servono tattica, organizzazione e un’identità di gioco solida per attraversare i momenti difficili senza andare a sbattere.
Questo pareggio, quasi inutile, arriva nel modo peggiore alla vigilia del big match di domenica prossima a San Siro contro l’Inter capolista. E lì, certi regali, non saranno concessi.
Resta l’amarezza di un’occasione sprecata davanti al proprio pubblico e il dubbio che il percorso di crescita sia meno lineare del previsto. Conte dovrà riflettere, correggere e ritrovare certezze in fretta, perché il calendario non aspetta e il margine di errore, da qui in avanti, si riduce drasticamente.

