A cresta giù, sempre più giù

Ancora una prestazione al di sotto delle sue possibilità, ancora tanti errori, ancora una volta sostituito (non dura nemmeno un’ora), ancora nessun segno lasciato in questo inizio di stagione: è il peggior Marek Hamsik di sempre da quando, da dieci anni a questa parte, veste la maglia azzurra. Difficile pensare che non se ne sia accorto anche Maurizio Sarri, inspiegabile però la testardaggine del mister nel continuare a puntare sul capitano. Da insufficienza grave anche in Ucraina, contro lo Shakhtar: solo danni alla manovra della squadra, nessun contributo significativo alla fase offensiva, retropassaggi sciagurati e appena una anonima occasione da gol costruita in 59′; per poco non regalava persino la doppietta a Taison, facendo quello che i vari Milik, Insigne e Callejon invano gli chiedevano, e cioè servir loro un pallone giocabile. E’ la controfigura di quel giocatore che s’illuminava agli sprint estivi, per poi spegnersi in inverno e rifiorire in primavera. E’ il manifesto di un Napoli che non sa più giocar bene: netta e improvvisa, oltre che inaspettata, l’involuzione del gioco, che evidentemente porta la firma in calce dello slovacco, uno dei calciatori più rappresentativi, oltre che dotati, di questa squadra. E’ arrivata l’ora delle scelte per Sarri: tante ne ha indovinate in tre anni di Napoli, stavolta s’avverte la sensazione della mancanza di coraggio. Quello che gli servirebbe, in questo momento, per rinunciare ad uno suoi uomini chiave, ad uno di quelli che adora, che farebbe giocare anche in rianimazione. Nel suo Napoli, però, non c’è posto per prime donne e Hamsik non può – non deve – fare eccezione a questa regola. Priorità al collettivo ed ai giovani in erba del centrocampo: Rog ma anche lo stesso Zielinski – spesso preferito come vice Allan piuttosto che da mezzala sinistra – meritano maggior considerazione.

Translate »
error: Content is protected !!