De Bruyne non incide al massimo, il problema è la posizione?
Dopo la vittoria risicata contro il Pisa di Gilardino, si sono alzati moltissimi dubbi sul Napoli di Conte reduce anche dalla sconfitta contro il Manchester City nel debutto nella nuova league phase della UEFA Champions League. Gli azzurri storicamente nel corso degli anni hanno sempre sofferto le squadre neopromosse e negli ultimi anni anche giocare in casa sembra dare poca carica e solo tanta pressione ai partenopei. Ma nella sfida contro i toscani non ha inciso solo il fattore di pressione. Oltre all’ottimo gioco proposto dagli uomini di Gilardino ci sono tanti dubbi sul modulo adoperato nelle ultime partite da Antonio Conte. Il tecnico partenopeo sta optando, in mancanza di un esterno “alla Kvaratskhelia” su un 4-1-4-1 super offensivo che limita l’approccio offensivo sia di McTominay che di Kevin De Bruyne. Brevemente non è difficile ipotizzare che l’MVP in carica della scorsa Serie A non abbia le qualità tecniche per partire dalla sinistra, come Rabiot, per poi accentrarsi e colpire. L’ex Man.United ha bisogno di giocare sempre centralmente, in un gioco corale, che permette di aiutare non solo sé stesso ma anche la sua squadra. Elemento evidente, quando lo scozzese si è accentrato e ha servito con un tocco delizioso l’assist per Lucca. Il problema, probabilmente più evidente, è legato a Kevin De Bruyne. Il fiammingo ha 2 goal all’attivo, ma entrambi su calci piazzati, e ora il suo posizionamento fa riflettere.
De Bruyne non incide al massimo, il problema è la posizione?
Dal giorno della presentazione Kevin De Bruyne era stato chiaro: “Mi serviranno mesi per ambientarmi del tutto al Napoli”. Una frase che molti avevano preso alla leggera. Ma che in realtà nascondeva la consapevolezza di un giocatore che conosce bene le dinamiche del calcio. Oggi a Napoli si parla di un vero e proprio “paradosso De Bruyne”. La sua presenza rischia di limitare lo spazio a Scott McTominay e ad altri compagni. Conte, per valorizzarlo al meglio, ha spesso messo da parte esterni offensivi come Noa Lang e Neres. Passando dal 4-3-3 al 4-1-4-1, un modulo cucito sulle caratteristiche del belga. Ma c’è un punto fermo: Conte non fa sconti a nessuno. Lo si è visto anche in Champions, quando non ha esitato a sostituire l’ex City. Se De Bruyne parte titolare è solo perché l’allenatore è convinto che, con lui in campo, il Napoli abbia più chance di vincere. Per Conte conta solo una cosa: la vittoria. E in questa corsa il talento e l’esperienza di Kevin De Bruyne non sono un ostacolo, ma un’arma preziosa per il futuro del Napoli.
Nonostante il belga sia indiscutibilmente un giocatore di altissimo livello, capace con il suo talento e la sua visione di gioco di incidere immediatamente sull’assetto tattico del Napoli. Fino al punto da aver “costretto” Antonio Conte a modificare il modulo per valorizzarlo al meglio, il fuoriclasse belga non sta ancora riuscendo a esprimere tutto il suo potenziale. Le qualità ci sono e nessuno le mette in dubbio, ma il rendimento complessivo in campo non è ancora all’altezza delle aspettative che società. Tifosi e lo stesso allenatore ripongono in lui. In altre parole, pur essendo un campione riconosciuto a livello internazionale. De Bruyne non è ancora riuscito a trovare quella continuità e quella brillantezza che lo hanno reso una stella al Manchester City e che tutti si aspettano di rivedere anche con la maglia del Napoli. Si potrebbe valutare nuovamente il cambio modulo, si spera che Conte non lo faccia dopo una dura sconfitta, e puntare sul 4-3-3. Schierare se proprio il tecnico vuole De Bruyne come trequartista, con McTominay e Anguissa o Lobotka se si vuole un po’ di ordine in mediana. Al momento, però, con il numero 11 in questa forma (contando comunque l’età e quanto ci vuole per mettersi in forma) si potrebbe valutare di panchinarlo e utilizzarlo come arma in più dal sessantesimo in poi. Non scherniamo sicuramente la grandezza dell’ex Manchester City, valutiamo solamente un qualcosa di oggettivo.


