Fallimento Allegri: il risultato senza gioco non basta!

La stagione del Milan si è chiusa nel modo più traumatico possibile: con l’esonero di Allegri arrivato ieri dopo un finale di campionato disastroso che ha cancellato ogni ambizione europea della squadra rossonera. Il quinto posto finale e la mancata qualificazione alla prossima Champions League rappresentano un fallimento sportivo ed economico di grandi proporzioni per un club che era partito con obiettivi ben diversi.

I numeri delle ultime dieci giornate raccontano meglio di qualsiasi analisi il crollo della squadra: sei sconfitte, un pareggio e appena tre vittorie. Un rendimento da zona retrocessione che ha fatto precipitare il Milan fuori dalle prime quattro posizioni e ha certificato il tracollo di un progetto tecnico mai realmente decollato.

Allegri è da sempre l’emblema di una filosofia calcistica che mette il risultato al centro di tutto. Un approccio, quello del “Cortomuso” che in passato gli ha consentito di vincere molto, ma che nel calcio moderno mostra limiti sempre più evidenti. Il problema non è soltanto la ricerca del risultato, legittima per qualsiasi allenatore, ma l’assenza di un gioco corale capace di garantire continuità, identità e uniformità di rendimento nel lungo periodo. Quando i risultati arrivano, le lacune vengono nascoste; quando invece iniziano a mancare, emergono tutte le fragilità di un sistema senza una chiara proposta calcistica.

Il calcio di Allegri oggi appare superato rispetto alle tendenze europee. Tuttavia sarebbe ingiusto attribuire all’allenatore tutte le responsabilità. Anche la società ha mostrato per mesi una preoccupante confusione nella distribuzione di ruoli e competenze, generando incertezza nelle decisioni e nella gestione del progetto sportivo.

Resta però il dato finale: il Milan ha fallito il proprio obiettivo principale. Il non gioco, unito all’ossessione per il risultato immediato, ha prodotto l’effetto opposto. Senza una struttura tecnica solida e una visione condivisa, anche il pragmatismo più estremo finisce per crollare. E il quinto posto ne è la prova più evidente.

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