I nostri guerrieri azzurri: Kim Min Jae
Continua la rubrica dedicata ai nostri guerrieri azzurri.
Non era facile prendere l’eredità del comandante Koulibaly ma il soldato Kim non ha fallito la missione. In pochi ci avrebbero scommesso ad inizio stagione. Alzi la mano chi, al pronunciare del suo nome completo, non abbia pensato ad uno scherzo di qualche bontempone. Ma come, va via uno dei migliori difensori della storia azzurra e spendono quasi venti milioni per prendere un coreano dal nome di una vecchia marca di sigarette? E per lo più che ha giocato in Cina e Turchia e neanche a grandi livelli? Terzo coreano nella storia della Serie A dopo Ahn del Perugia (l’uomo che segnò il golden gol decisivo negli ottavi del Mondiale 2002 contro l’Italia) e il semi sconosciuto Lee che pochi si ricordano qualche anno fa a Verona. Le premesse non erano proprio delle migliori e quindi giù il cappello davanti allo scouting azzurro che ha trovato in Kim Min Jae uno dei crack della stagione 2022-23.
Per Kim la maglia scelta è la numero 3, preludio a quello che ha fine anno sarà il numero magico azzurro per festeggiare un incredibile scudetto. L’arrivo a Castel di Sangro a fine Luglio, tra lo scetticismo generale, viene subito cancellato dai primi allenamenti. Prestanza fisica, senso dell’anticipo, tocco di palla e progressione da mediano. Tutto questo è stato Kim MinJae, sin dai primi passi con la maglia azzurra. Una intesa con Rrhamani quasi chimica, come se avessero sempre giocato insieme. Spalletti ci ha messo pochissimo, dopo aver visionato i filmati dello scouting azzurro, a dare il nulla osta al suo acquisto.
In ritiro si integra subito nel gruppo, lui che non parla una parola di inglese, si presenta ballando il “Gangnam Style” stringendo tra le mani il cellulare e una bottiglietta d’acqua che gli fa da microfono e con indosso i pantaloncini numero 26 del suo illustre predecessore. Il video fa subito il giro del web….e i paragoni con l’icona Koulibaly sembravano impietosi. A distanza di meno di un anno è diventato lui l’icona offuscando il ricordo del K2 e diventando il K3 con il coro “Kim-Kim-Kim” ad accompagnarlo in ogni suo intervento.
Un cyborg, un soldato in mezzo al campo. Quasi a non conoscere emozione, ha annullato senza remore ogni attaccante avversario tenendo fede al soprannome di “The Monster”, che in patria si è meritato sul campo. Sergio Ramos come modello, come lui, Kim, nelle prime gare della stagione, si dimostra anche goleador. Segna alla sua prima al Maradona la rete del 4-0 al Monza con un imperioso stacco di testa su azione d’angolo, quasi a ricordare quelli del difensore spagnolo. Si ripete quindici giorni dopo a Roma contro la Lazio, sempre di testa, dando il là alla vittoriosa rimonta contro i biancocelesti. Anche in Champions, al suo esordio, stupisce tutti. Firmino e Salah ancora si ricordano del muro coreano contro cui si sono trovati a sbattere. Una Champions vissuta da protagonista in cui, però, gli è stata negata la possibilità di partecipare al ritorno dei quarti contro il Milan per una ingiusta ammonizione nella gara d’andata. Unico rammarico di una stagione perfetta.
Iconico il suo urlo a San Siro, nei minuti finali della vittoriosa gara di campionato con il Milan, quando ferma con un colpa da judoka un tiro insidioso di Diaz. Davvero insuperabile il soldato Kim e sapere che, per una clausola balorda, il Napoli rischia seriamente di perderlo questa estate, è davvero un peccato. Era stato eletto scorso anno miglior difensore della SuperLig turca e per lui è stato quasi troppo facile ripetersi, diventando, per giudizio degli addetti ai lavori, il miglior difensore dalla Lega serie A superando sia Theo Hernandez che addirittura il suo capitano Di Lorenzo. La speranza è di rivederlo ancora al centro della difesa azzurra il prossimo anno ma, se così non sarà, lo ringrazieremo nella sua lingua madre: jeong-mal Kim!


