I nostri guerrieri azzurri: Kvaratskhelia
Continua la rubrica sui nostri guerrieri azzurri.
Cuore, testa, forza, velocità, tecnica, possiamo andare avanti e aggiungere una qualità dopo l’altra. Arriva da lontano, è come un uragano, è Khvicha Kvaratskhelia. Il georgiano ha stupito Napoli, l’Italia, l’Europa. Quando questo ragazzo di 22 anni è arrivato a Napoli in tanti non credevano potesse essere così forte e far dimenticare in pochi tocchi al pallone chi aveva prima di lui vestito la maglia azzurra e tentato la scalata scudetto. E’ bastato un anno e anche meno a Kvara per vincere a Napoli con il trofeo più ambito e tanto ricercato in questi ultimi 33 anni. Ci è voluto che arrivasse un ragazzino dal capello spettinato e dalla barba incolta per riportare il sorriso e la gioia nei tifosi napoletani. Quel nome impronunciabile. All’inizio era il georgiano, il sostituto di Insigne, quello che dribbla sempre. A poco a poco i tifosi azzurri si sono innamorati di lui e ne hanno imparato il nome come fosse quello del proprio papà o della mamma o del fratello o sorella più caro. Perchè Kvicha è molto più di un’ala sinistra, è molto più di un calciatore del Napoli. Oggi lui è Kvaradona. Scomodato anche Diego per lui. Napoli ha sempre amato i calciatori funambolici e scanzonati, come lo erano anche Lavezzi ad esempio. Ma Kvara è sempre stato di poche parole e di tanti fatti. Mai un atteggiamento fuori posto e sempre una grande correttezza in campo anche quando prendeva più calci del pallone con cui giocava. Basti pensare che in tutta la stagione si è beccato solo un cartellino giallo.
“Sono qui per vincere” disse alla sua prima intervista ufficiale. Aveva già tutto chiaro in testa il ragazzo, arrivato grazie all’intuizione e alla perseveranza dello scouting e di Micheli che si chiuse in una stanza di albergo a Roma blindando lui e gli agenti fino alla firma, beffando l’Arsenal che si accontentò alla fine solo di una semplice gita nella capitale. La scelta del numero non casuale. Lui che ha CR7 come idolo, non potendo vestire la 7 già prenotata da Elmas, prese la 77. Due volte 7 perchè lui si sentiva due volte più forte del suo idolo. Un numero che nella smorfia partenopea sono i diavoli e lui si è dimostrato un vero diavolo della fascia sinistra. Il suo esordio in Serie A è devastante. Tre gol e un assist in due partite. Il primo gol al Maradona con il tiraggiro all’incrocio contro il Monza che, oltre a spazzare la ragnatela nell’angolino, spazzò via anche il fantasma di Lorenzo Insigne. E poi l’esordio in Champions, contro il Liverpool, contro uno dei terzini più forti della Premier e d’Europa, che se lo sogna ancora la notte. E la notte di Amsterdam illuminò ancora di più la sua stella. Saranno ben 43 le presenze in stagione per Kvara. Spalletti ne ha dovuto fare a meno solo nel mese di Novembre per una brutta e fastidiosa lombalgia, ma al suo rientro a Gennaio fu pirotecnico. La gara del 5-1 contro la Juventus ha definitivamente saldato il legame con la maglia azzurra. Gol e assist per una della tante serate magiche.
Numeri da capogiro quelli del georgiano. E’ riusctio ad andare in doppia cifra sia per i gol che per gli assist. Ben 14 le reti a fine stagione, dodici in campionato e due in Champions, conditi da ben 17 assist, tredici in Campionato e quattro in Europa. Nessuno si ricorda un impatto così devastante per un giocatore all’esordio in serie A e all’esordio in Europa. A fine stagione i premi sono piovuti. Miglior under21 della Champions, Miglior giocatore di tutta la serie A e anche miglior gol di tutta la serie A. Quel gol con una serpentina ubriacante contro l’Atalanta è stato il vero simbolo e connubio di tutta la sua tecnica, dinamicità e forza.
Questo ragazzo che ha ancora tanto da dare e potrà ancora stupire per vivere serate belle come quella di Udine o come quella e passi il rigore sbagliato contro il Milan nei quarti di Champions, non è da questi particolari che si guidica un calciatore, diceva con buon senso De Gregori. Il terzo scudetto del Napoli è tutto qui, nell’umiltà e nella determinazione di Khvica che, per tanti anni ancora, sarà, dopo Diego, il nome più diffuso tra i bambini napoletani che racconteranno da grandi, ai loro nipoti, la storia di uno “scugnizzo” georgiano che ha fatto dormire sonni tranquilli e sereni ina stagione da sogno.


