Il bivio Buongiorno: tenerlo o sacrificarlo?
Alessandro Buongiorno era arrivato al Napoli come uno dei migliori difensori del nostro campionato. Parlavano le sue prestazioni e i suoi numeri.
Nella sua prima stagione dimostra di essere un difensore di gran livello con ottime prove al netto dei condizionamenti dovuti agli infortuni.
Nonostante i due infortuni avuti l’abbiano condizionato, convince perchè sforna sempre prestazioni da top player.
Quella che doveva essere la stagione della sua consacrazione da renderlo un leader imprescindibile per il reparto difensivo azzurro invece si è rivelata un disastro completo.
In questa stagione si è visto solo un lontano parente di Buongiorno.
Tra errori ingenui, distrazioni, rigori procurati e infortuni è stata un’annata da dimenticare per il difensore azzurro.
L’infortunio avrà inciso però non basta a spiegare un calo di rendimento così evidente.
Il club partenopeo ha investito 40 milioni per acquistarlo e, dovendo fare un bilancio, non è stato ripagato.
Per il club ma è arrivato il momento di farsi delle domande: Buongiorno è il difensore giusto su cui costruire la prossima squadra per un progetto lungo e vincente?
Per valutare la sua centralità analizziamo pro e dei contro per la sua permanenza a lungo termine.
Avendo 26 anni ha ampi margini di crescita, l’esperienza accumulata in Champions League in questa stagione (pur con qualche errore) accelererà la sua maturazione internazionale.
Dotato di grande leadership e lo si è visto soprattutto nella prima stagione, dalla sua ha già guidato il Torino e ha dimostrato una personalità forte.
È un difensore moderno. Lo dimostra anche la sua duttilità tattica. Sa giocare sia in una difesa a 3 (da braccetto sinistro o da centrale puro) sia in una difesa a 4. È forte nell’uno contro uno, dominante nel gioco aereo e sa impostare il gioco con il mancino.
Il cambio di rendimento tra la stagione 2024/25 e la stagione 2025/26 c’è stato ed è piuttosto evidente.
L’anno del debutto è stato caratterizzato da un impatto d’élite e da una fiammata di entusiasmo. Il secondo ha mostrato le complessità di una stagione molto più logorante, in cui sono emersi sia fattori di crescita (l’esperienza europea) sia i primi reali segnali di stanchezza fisica e mentale.
Tra i contro c’è la tenuta fisica. Per un difensore così importante è troppo soggetto ad infortuni. Ha saltato troppo partite: 16 lo scorso anno (12 per infortunio), 4 quest’anno.
Ci si chiede se è veramente un difensore di livello come tutti abbiamo pensato: ci sono state partite in cui non c’era di testa, una su tutte quella contro il Genoa a Marassi.
Problema mentale che a poco a poco ha imparato a gestire anche con l’aiuto di mister Conte, ma ha mostrato comunque limiti e tante difficoltà.
Per il Napoli, la gestione di Alessandro Buongiorno è uno dei nodi cruciali per la pianificazione del futuro.
Se mette a posto questi problemi, è senza dubbio il difensore su cui ripartire e su cui fondare la difesa per i prossimi anni.


