Il logorio di Conte: finita la grinta, svanite le idee!

L’ennesima sconfitta del Napoli, dominato a Bologna, apre scenari difficili non solo sul piano tecnico ma anche su quello umano e comunicativo.

La vera forza di un leader sta nel saper cambiare, nel guardarsi dentro. Se Conte non troverà velocemente questa capacità, rischia di diventare un allenatore che ha perso il gruppo, e con esso, la propria identità vincente.

Il condottiero che la scorsa stagione aveva trascinato il gruppo verso uno scudetto straordinario, sembra oggi un uomo e un allenatore smarrito. La sua energia, un tempo contagiosa, è diventata una lama a doppio taglio: invece di motivare, sta logorando.

Quando un gruppo si svuota emotivamente, il problema è quasi sempre nella gestione umana. Il carisma, se non alimentato da empatia e autocritica, diventa autoritarismo sterile.

E di autocritica, Conte ne mostra poca. Non spiega perché il Napoli non abbia un’organizzazione di gioco riconoscibile, perché il pressing sia sfilacciato, perché gli automatismi offensivi siano spariti.

Ciò che colpisce maggiormente è la comunicazione. Infatti dopo la disfatta di Bologna, invece di analizzare con lucidità errori e limiti, ha preferito rifugiarsi nei soliti giochetti mediatici, Ha dichiarato di non sapere se riesce ancora a toccare le corde giuste dei suoi ragazzi. Un concetto che pesa come un macigno.

Un allenatore non può permettersi di dubitare pubblicamente del proprio ruolo di guida. Quelle riflessioni, semmai, devono restare nello spogliatoio, tra sguardi sinceri e confronti diretti, non essere esposte in conferenza stampa come una confessione o una scusa preventiva.

Il presidente De Laurentiis ha investito cifre importanti, ma il campo non restituisce nulla di quel valore. È un Napoli che gioca col freno tirato, privo di idee, incapace di reagire. Il tecnico ha difficoltà a essere vincente in un contesto dove servono elasticità tattica, rotazioni mirate e freddezza gestionale.

Nel calcio moderno non basta più solo la grinta, serve capacità strategica e la voglia di osare. Conte invece si mostra rigido, quasi bloccato, e questo ha inevitabilmente inciso sulle prestazioni e sulla fiducia della squadra. I giocatori non lottano più per lui né per la maglia. Fanno il compitino, senza quella furia agonistica che da sempre era il marchio del suo calcio.

Preferisce proteggersi dietro una cortina di orgoglio, come se ammettere un errore fosse un segno di debolezza.

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