Il nuovo Barça di Xavi: dal dominio nello spazio e nel tempo all’esaltazione della tecnica

“Il Barcellona è il club più difficile al mondo, i tifosi sono molto esigenti e non basta vincere, bisogna anche giocare bene.” Dichiarazioni eloquenti da parte di Xavi Hernandez, risalenti ad uno dei suoi primi giorni sulla panchina blaugrana. La bandiera dei catalani, ex tecnico dell’Al-Sadd, aderisce pienamente alla mentalità firmata Pep Guardiola, considerato a tutti gli effetti il suo maestro e padre calcistico.

Diego Armando Maradona, il cui ricordo sarà inevitabilmente celebrato e onorato in occasione del doppio confronto di Europa League contro il Napoli, definiva Xavi come “il maestro del calcio”: un titolo che, con estrema umiltà, l’attuale allenatore del Barcellona non ha mai voluto addossarsi.

“Detto da Maradona è un incredibile complimento, ma io non sono un genio del calcio. Sono uno studente della scuola di Johan Cruijff, il quale ha riassunto il calcio in una frase: “il calcio deve essere giocato con la testa“. Io ho usato il mio cervello per giocare a calcio. Non sono Mbappè. Lui corre, si allunga la palla e supera l’avversario. Io non ho le sue gambe ma uso la mia testa per compensare il mio svantaggio fisico. Sono arrivato a Barcellona a undici anni e dal primo giorno sono sempre stato forzato a capire il senso di tutto quello che facevo. Non possiamo giocare a calcio se non capiamo ciò che accade in campo. Questo è qualcosa di molto più grande del semplice contatto piede-palla. Ogni riflessione apre dei nuovi orizzonti per vedere e interpretare il calcio, poiché ci viene chiesto di creare spazio per aprire il gioco. Tutto ha una logica. Immaginiamo che io ho la palla e voglia passarla ad un mio compagno. In mezzo però c’è un avversario che la vuole intercettare. Se c’è abbastanza spazio tra me e lui il mio avversario non potrà fare nulla. Se mi pressa passo la palla al mio compagno, ma se siamo in uno spazio stretto c’è una possibilità maggiore di perderne il controllo. Questo era il dilemma di Cruijff: quando abbiamo la palla, cosa dobbiamo farne? Difendere alti e prontamente per pressare il rivale e chiudergli gli spazi. Quanto minore è lo spazio che concediamo al rivale, minore è la possibilità che riescano a giocare. Il calcio è spazio e tempo.”

È proprio il dominio della dimensione spazio-temporale uno dei chiodi fissi dell’idea di gioco del tecnico del Barcellona, il quale ha dichiarato più volte la sua concezione in merito alla ricezione della palla: “Cosa devo fare quando ho la palla? Devo cercare delle zone libere per cercare di guadagnare tempo per ragionare. Cosa devo fare quando non la ho: ridurre il tempo del mio avversario per non permettergli che lui trovi soluzioni. Se questo viene fatto correttamente, il mio avversario sarà costretto ad un errore nello spazio-tempo perché avrà meno spazio per muovere la palla e quindi meno tempo per poter pensare. Se io ho la palla devo essere in grado di posizionarmi in modo da vedere cosa succede attorno a me. Se io mi oriento verso la tribuna o le le linee laterali, che vantaggio ho? Sembra semplice a farsi ma vi assicuro che ci sono molti giocatori che lo fanno (orientarsi male). Quello che talvolta si fa è dare le spalle alla palla, quando invece bisogna guardare in modo corretto il campo. Se io ho la palla e cerco di posizionarmi in modo da poter vedere più campo possibile, riuscirò a osservare tutto. Avrò tutte le informazioni e più tempo per pensare. Alcuni giocatori finiscono per mettersi in situazioni complicate da soli, perdendo tempo. Perdere tempo significa perdere dell’oro.”

Da uno come Xavi è legittimo attendersi un baricentro sempre alto, pur mantenendo equilibrio nel collettivo. Lui stesso ammette che il miglior modo possibile di difendere è quello di tenere la palla, facendola girare nella metà campo avversaria. Perno del suo scacchiere è l’ex compagno di reparto Busquets, che a suo avviso è il miglior centrocampista difensivo della storia: pochi hanno quel passaggio tra le linee che lui effettua sapientemente, tempo e dosaggio e inoltre ben pochi riconoscono, come lui fa, il dove attaccare in un certo momento della gara. Un altro pilastro deve essere il portiere, il primo a costituire la fonte dell’impostazione del gioco. Ogni tocco o rinvio dell’estremo difensore deve essere finalizzato alla ricerca di quella zona di campo in cui si può esercitare un dominio più efficace.

Xavi detta quella che per lui è la prima regola dell’allenatore:“Sono ossessionato dal possesso, voglio in tutti i modi essere protagonista e per esserlo, secondo me, devi avere la palla. E con quello cerco di conseguire i miei obiettivi, vincere e divertire la gente. Quindi, non devo avere la palla tanto per averla, devo creare pericolo all’avversario. Credo che l’allenatore debba essere un venditore di idee per i suoi giocatori, e la mia idea base parte dal possesso.”

Successore di Ronald Koeman, l’ex centrocampista dall’intelligenza e dalla tecnica sopraffina, come riportato dai vari media della Catalogna, ha imposto immediatamente un di codice di comportamento rigoroso, che scandisce in modo maniacale la vita dentro e fuori dal campo. Rivoluzione fondata su due principi fondamentali: ordine e disciplina.
Il nuovo tecnico del Barça ha adottato orari più “duri” per ogni seduta di allenamento: l’intero gruppo squadra si presenta al centro sportivo alle 9.30, un’ora e mezza prima di allenarsi, per avere in questo modo l’opportunità di dialogare di persona con alcuni di loro. Lo staff e gli assistenti giungono al campo ancor prima, con circa due ore di anticipo dall’inizio degli allenamenti. I pasti devono essere altrettanto rigorosi, seguendo minuziosamente la dieta suggerita dai nutrizionisti del Barça.

Introdotto anche un prototipo di codice etico per tutto il team: infatti sono previste sanzioni pecuniarie anche in caso di interventi particolarmente duri e pericolosi durante gli allenamenti. Multe anche per i ritardatari: cento euro la prima volta, duecento la seconda e così via.Nei giorni che precedono i vari match, il rientro a casa non deve avvenire oltre la mezzanotte. I viaggi privati, per di più, sono numericamente limitati e sono vietate attività extra campo particolarmente pericolose per l’incolumità fisica degli atleti. La squadra, infine, ha il dovere di instaurare ottimi rapporti con la tifoseria, salutandola e coinvolgendola di continuo, in modo tale da salvaguardare l’integrità del club.

Idee geniali e controllo maniacale al servizio del nuovo Barcellona: garantisce il professor Xavi Hernandez.

 

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