Lautaro: quando la mano parla più del cervello!
C’è un momento, nel calcio come nella vita, in cui sarebbe meglio tenere le mani in tasca. Lautaro Martinez invece le ha usate per “spiegare” ad Antonio Conte che forse a suo dire “parla troppo”, accompagnando il tutto con gesti poco eleganti e un’espressione da mancato “profeta della verità calcistica nerazzurra”.
Conte sarà pure un tipo sanguigno, certo. Ma è anche colui che, ai tempi dell’Inter, ti ha fatto vincere e crescere, che ti ha difeso e valorizzato. E tu, Lautaro, invece di stringergli la mano, quella vera, non quella che agiti in aria, gli restituisci una scena da teatrino. Non si sputa nel piatto in cui si è mangiato, specialmente se in quel piatto c’erano trofei.
L’unica giustificazione possibile, e pure quella suona male, è che stavi perdendo ed alla fine hai perso. Avevi forse i nervi tesi perché avevi sbagliato un gol semplice ad inizio partita davanti a Milinkovic-Savic, uno di quelli che perfino un dilettante avrebbe spinto dentro. Oppure perché l’arbitro ti aveva graziato su un’ammonizione che avresti meritato. Ma se la frustrazione prende il sopravvento, non è colpa di Conte.
Il calcio è anche emozione, certo, ma il rispetto non dovrebbe essere negoziabile. Ci sono modi e modi per perdere: qualcuno perde con dignità, qualcun altro perde la testa. E tu, capitano dell’Inter, hai l’obbligo di scegliere la via più elegante per un club prestigioso come quello nerazzurro.
E’ un peccato che, davanti alle telecamere, il messaggio era chiaro ovvero quello di un professionista che dimentica il rispetto, la misura e, soprattutto, il buon senso.
Perché i ragazzi ti guardano. E mentre tu mostri la mano per dire a Conte che “parla troppo” o “che ha paura”, loro imparano che mancare di rispetto a un adulto, un coetaneo o a un ex allenatore, è perfettamente accettabile se hai segnato qualche gol in nazionale, Champions o campionato.
Un giorno ti accorgerai che essere dietro in classifica è meno grave dell’essere indietro nell’educazione.

