L’errore più umano di Spalletti!

Luciano Spalletti alla Juventus. Una scelta che, in sé, non è discutibile.  Come in ogni professione è sacrosanto mettersi alla prova altrove: per soldi, per ambizione, per esperienza. È normale, persino auspicabile.

Ma il punto non dove allenerà Spalletti, bensì quanto ha parlato prima di arrivarci. Perché quando si parla troppo, il rischio è quello di restare prigionieri delle proprie parole.

Perché un professionista, prima ancora che un allenatore, deve sapere che il silenzio a volte pesa più di mille dichiarazioni. Spalletti, invece, si è costruito addosso un personaggio, un po’ filosofo e un po’ leader, un moderno Masaniello del pallone capace di incantare un popolo con parole cariche di fascino e di pathos. Il problema è che quelle stesse parole oggi gli si ritorcono contro, come un boomerang inevitabile.

Nessuno gli ha chiesto, nel 2023 a Castel Volturno, di dire “Io non voglio giocare contro il Napoli, io non voglio mettermi una tuta diversa da quella del Napoli” oppure, due anni dopo, in televisione da Fazio: “Non sarei mai andato ad allenare nessun’altra squadra, dopo aver vissuto nel Diego Armando Maradona”.

Perché un uomo “di calcio” può cambiare casacca, ma non può cambiare la memoria di chi lo ascolta.

I napoletani non sono ingenui. Hanno una cultura immensa, una sensibilità calcistica che pochi al mondo possono vantare. Hanno amato i grandi, da Maradona in giù, perché li hanno visti parlare poco e fare tanto.

I napoletani stanno vivendo professionisti seri, come Antonio Conte, che non si è mai nascosto dietro frasi populiste: ha riconosciuto la sua storia juventina, ma ha promesso e mantenuto, lavoro, serietà e dedizione al Napoli.

Spalletti no. Ha voluto “intortare” un popolo che non si lascia intortare. Ha cercato di elevarsi a simbolo di un’identità che non gli apparteneva fino in fondo. E quando si costruisce un altare di parole, il rischio è che, prima o poi, si sfaldi.

De Laurentiis, invece, resta lì: spigoloso, imprevedibile, ma coerente. Ha sbagliato, sì, ma ha anche imparato. Ha saputo leggere gli uomini e gli scenari prima degli altri.

E alla fine, il vero errore di Spalletti non è aver scelto la Juventus. È aver creduto che le parole non abbiano memoria.

 

Il dito contro una rubrica di pianeta napoli
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