Lo Zibaldone azzurro: Napoli-Verona dalla A alla Z

Riviviamo la partita di ieri pomeriggio con il classico gioco dell’alfabeto 

Avversario durissimo che ha effettuato un pressing asfissiante non consentendo al Napoli di far girare palla come suo solito. Da elogiare il Verona, che mette in campo qualità di gioco e contemporaneamente ti fa mancare il fiato.

Bestia nera Giovanni Simeone, che colpisce ancora mandando il Verona momentaneamente in vantaggio con un tapin vincente da centravanti vero. Incredibile la crescita dell’argentino sotto la cura di Tudor.

Centrocampo che stavolta fa fatica: in difficoltà sia Fabiàn che Anguissa, autore probabilmente della peggior partita da quando veste la maglia azzurra. In balia del pressing dei gialloblù.

Direzione di gara decisamente negativa da parte del signor Ayroldi, che perde la bussola fin dai primi istanti. Gestione discutibile dei cartellini e tantissime interruzioni, che favoriscono gli ospiti.

Esemplare la prova di Gunter, che proprio come nello scorso maggio riesce a contenere un osso durissimo come Osimhen. Tanti interventi risolutivi nel gioco aereo e marcatura asfissiante sul nigeriano. Fattore.

Forzati troppi tiri, soprattutto dalla lunghissima distanza che fanno il solletico alla difesa avversaria. Stavolta è prevalsa la confusione anche in qualche giocata offensiva, che poteva andare a buon fine.

Giro palla che stenta a decollare, cercando quasi sempre la soluzione del lancio lungo verso Osimhen. Il Napoli dovrebbe anche trovare delle soluzioni alternative quando di fronte ci sono difese rocciose ed arcigne come quella dell’Hellas.

Hirving Lozano gioca l’ultimo quarto di gara, ma neanche lui così come i compagni di reparto, riesce a fare la differenza. Tutta la trequarti è bocciata.

Inferiorità in mezzo al campo, lì dove il Verona ha messo il Napoli in grande difficoltà dal punto di vista fisico e atletico. Fabiàn e Anguissa non riescono a spezzare le trame degli avversari e fanno molta più fatica del solito.

Lascia sul posto Mario Rui, avanza verso l’area e confeziona un assist perfetto per Simeone. Barak dimostra tutte le proprie doti tecniche, poi nella ripresa grazia il Napoli calciando lentamente addosso ad Ospina.

Mancata rivincita dopo la tragedia dell’ultima giornata di campionato. È sempre il Verona a frenare la corsa del Napoli. Non c’è modo, almeno per ora, di far cambiare gli scenari.

Non fa rimpiangere Koulibaly e disputa una buonissima prestazione: Juan Jesus, che non giocava da titolare in campionato da due anni, si rivela uno dei migliori compiendo una serie di chiusure ottimali e sfruttando al meglio la sua velocità.

Occupati male gli spazi nell’area veronese. Soprattutto quando Osimhen partiva in progressione, non si è mai visto un inserimento degno di nota da parte degli uomini alle sue spalle.

Pareggio che lascia l’amaro in bocca soprattutto in virtù dei due legni che avrebbero sicuramente cambiato in modo radicale le sorti di una gara a dir poco complessa.

Quattro minuti di recupero, poi diventati cinque, concessi dal disastroso Ayroldi, che non tiene in considerazione le enormi perdite di tempo nella seconda frazione di gioco. Sbagliata perfino questa decisione.

Regalino di Montipò, il quale è tutt’altro che impeccabile sul tiro di Di Lorenzo, facendo passare la sfera sotto le sue gambe. Successivamente compie un paio di interventi di buon livello. Nota di rilievo per il terzino azzurro: un treno che non si ferma mai!

Superiorità numerica duplice nel finale del match: due rossi ai danni di Bessa e Kalinic, ma gli azzurri non trovano il bersaglio groppo nei pochi frangenti prima del fischio finale.

Tardivi i cambi di Luciano Spalletti, che probabilmente per la prima volta in stagione non riesce ad effettuare le mosse giuste a partita in corso. Tentennamenti ed oscillazioni tra l’intenzione di non perdere e la voglia voglia di vincere a tutti i costi.

Una sola parata da segnalare a David Ospina, il quale perde anche l’imbattibilità che durava da più di quattrocento minuti. Il tiro di Barak è una carezza per il patron.

Vengono a mancare le giocate e gli spunti di tutta la trequarti: Osimhen è troppo solo e pur dannandosi in mezzo ai difensori avversari, non può fare granché.

Zielinski non incide minimamente: nessun supporto ad Osimhen, lasciato troppo solo lì davanti. Diversi palloni persi nella metà campo avversaria e sensazione di essere eccessivamente spento.

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