Maxi recuperi in Serie A: i rischi di tale innovazione a stagione in corso

La grande novità, introdotta durante i Mondiali in Qatar, è costituita dai maxi recuperi. Fin dalla gara inaugurale della rassegna intercontinentale si è potuto assistere a partite dalla durata di quasi due ore, in virtù di un allungamento complessivo che ha sfiorato anche la mezz’ora tra primo e secondo tempo. Misura della FIFA che con ogni probabilità sarà adottata anche dalla Serie A, a partire dalle gare del prossimo gennaio. Tale innovazione, per quanto possa essere giusta, in modo tale da giocare per un arco di tempo più vicino possibile ai novanta minuti, avrebbe dovuto essere in vigore dall’inizio di una stagione e non nel bel mezzo di un campionato. La storia calcistica di tutte le generazioni insegna che coloro che sono avanti nel punteggio inevitabilmente cerchino di guadagnare qualche minuto mediante astuzia e furbizia, talvolta snervante e non propriamente corretta, ma che rientra pur sempre a far parte del gioco del calcio e in generale di tutti gli sport. Disputare match della durata di circa centodieci, o anche più, minuti rischierebbe di trasformare il calcio in qualcosa di totalmente diverso rispetto a quanto siamo stati abituati ad assistere fino a questo momento.

Con partite del genere è inevitabile che possano esserci tanti calcoli da parte dei vari tecnici, e a beneficiarne sarebbero sicuramente quelle rose fornite di un maggior numero di calciatori dotati tecnicamente. Pierluigi Collina, a pochi giorni dall’inizio del Mondiale, si era così espresso:”Se vogliamo più tempo attivo dobbiamo essere pronti a rivedere il tempo aggiuntivo concesso. Si pensi ad una partita con tre gol segnati: una celebrazione normalmente dura un minuto, un minuto e mezzo, quindi con tre gol segnati, perdi cinque o sei minuti.Quello che vogliamo evitare è che una partita duri 42, 43, 44, 45 minuti di gioco attivo. Questo è inaccettabile”. Un’autentica rivoluzione, dovendo così mettere nel conteggio non solo i falli, gli infortuni, tempo perso dal portiere e sulle rimesse laterali e corner, ma perfino la durata di un’esultanza. Un passo enorme verso l’adozione del tempo effettivo.

In Argentina-Arabia Saudita, tuttavia, si è assistito ad un caso ancor più eclatante perché dopo l’infortunio di un difensore saudita il recupero è stato prolungato ulteriormente, anche molto più del dovuto, e in quella circostanza il direttore di gara non ha precisato fino a che istante si dovesse giocare, tra l’icredulità e il nervosismo plausibile della compagine di Renard. Necessaria una maggiore chiarezza anche in tal senso.

In Italia, uno dei primi a commentare tale possibile innovazione è stato il tecnico del Sassuolo, Alessio Dionisi:”Ormai da tempo quella tra l’ottantacinquesimo e il novantacinquesimo è una partita nella partita. Adesso ne avremo un’altra tra il 95’ e il 105’ e non credo che sarà spettacolare o ad alta intensità. La cosa che mi preoccupa di più è l’eventuale mancanza di chiarezza. Servono dei paletti e dei parametri certi, perché si passa da un recupero soggettivo a uno quasi oggettivo. Già adesso ci sono differenze nella valutazione degli episodi che dovrebbero determinare il recupero. Se si allarga il recupero, si allarga anche il rischio di avere interpretazioni diverse e durate troppo differenti delle partite. Quindi sarà fondamentale la chiarezza e anche la comunicazione.Al Mondiale è capitato che un recupero già indicato sia stato poi allungato di alcuni minuti. In questo caso credo che sia giusta una comunicazione ulteriore, anche per evitare polemiche che in Italia non mancano mai. Quindi le linee guida dovranno essere chiare per tutti, così come l’informazione sull’eventuale incremento del recupero. Se davvero i secondi tempi dureranno dieci minuti in più, allora magari l’ultimo slot sarà ritardato. Però c’è l’altro lato della medaglia: se verso il 40’ del primo tempo hai un giocatore con un problemino fisico, adesso cerchi di arrivare all’intervallo senza sostituirlo per vedere se recupera e per non bruciarti uno slot. Ma se il primo tempo dura 50’ o di più, mica puoi permetterti di tenere in campo un calciatore in difficoltà così a lungo. Sono tante le considerazioni da fare…”

La domanda è la seguente: per quanto giuste, perché queste misure non sono state pianificate prima dell’inizio dei campionati? In quindici giornate di campionato ci sono già state tante squadre “penalizzate” da perdite di tempo e recuperi non particolarmente estesi. Per avere un impatto quantomeno equo e imparziale bisognerebbe rimandare quest’introduzione al prossimo agosto.

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