Napoli, expected goals bassi rivelano problemi strutturali!

Il problema principale del Napoli resta sotto gli occhi di tutti: la fase offensiva. La squadra allenata da mister Conte segna poco, crea ancora meno e soprattutto non mostra un piano chiaro contro difese organizzate.

Il dato più allarmante riguarda gli expected goals: tra campionato e Champions League gli azzurri hanno collezionato più di venti partite con un xG inferiore a 1, segnale evidente di una produzione offensiva insufficiente e strutturalmente fragile.

In alcune delle ultime uscite il trend è confermato: 0,85 a Como, 0,52 in casa contro la Lazio, 0,87 al Maradona contro il Milan. Numeri che raccontano una sterilità cronica, non episodica. Il Napoli fatica a entrare nell’area avversaria con pericolosità e si affida quasi esclusivamente alle iniziative individuali, senza una trama collettiva riconoscibile.

Il vero nodo, ed è una costante che accompagna tutta la stagione, riguarda il lavoro settimanale. La squadra non sembra avere schemi offensivi codificati né movimenti sincronizzati ripetuti con intensità in allenamento. Manca quella esercitazione offensiva stressante e continua che costruisce automatismi e soluzioni alternative.

Conte, pur fedele alla sua identità tattica, non ha introdotto correttivi significativi: poche variazioni, cambi tardivi e un assetto che resta prevedibile. Anche il centrocampo privilegia palleggio orizzontale, limitando verticalizzazioni rapide.

Il risultato è un calcio leggibile, lento, facilmente contenibile dagli avversari. Più che una flessione momentanea, questa appare come la certificazione di un limite strutturale. Senza un cambio di approccio nella fase offensiva, è difficile immaginare una reale evoluzione nel futuro.

Probabilmente una maggiore intensità negli allenamenti offensivi potrebbe favorire la creazione di automatismi oggi assenti. Il talento non manca, ma senza una struttura chiara resta isolato e inefficace.

Solo così il Napoli potrà tornare a essere pericoloso con continuità e non dipendere da episodi sporadici. In caso contrario, il prossimo anno, se alla guida resterà Conte, il rischio è di vedere una squadra incapace di competere ai massimi livelli, soprattutto nelle sfide europee dove organizzazione e qualità offensiva fanno la differenza decisiva sempre più spesso.

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