Napoli smarrito, i tifosi lasciano prima il Maradona!
Il Napoli di Conte esce tra i fischi dal Maradona dopo una sconfitta che pesa più del risultato. Contro la Lazio, gli azzurri hanno mostrato una prestazione vuota, priva di idee e di quella identità che dovrebbe essere il marchio di fabbrica di una squadra allenata da un tecnico esigente come il salentino.
Il segnale più evidente del malcontento è arrivato dagli spalti: al 75esimo, con ancora un quarto d’ora da giocare, alcuni tifosi hanno iniziato a lasciare lo stadio. Un gesto forte, raro per una piazza come Napoli, che vive il calcio con passione viscerale e competenza profonda.
Non è solo una questione di sconfitta. Il pubblico partenopeo sa accettare anche i momenti difficili, ma pretende una squadra che lotti, che proponga, che trasmetta un’idea di gioco riconoscibile. E invece questo Napoli sembra smarrito. Già nella recente trasferta di Parma si erano visti segnali preoccupanti: ritmo basso, costruzione lenta, poche occasioni create. Una squadra senza guizzi, senza schemi e senza anima.
Particolarmente deludente è il rendimento del centrocampo, teoricamente il punto di forza della squadra. I cosiddetti “Fab4”, i fantastici quattro su cui si fondavano le speranze di qualità e creatività, stanno deludendo sia sul piano collettivo che individuale. Non costruiscono gioco, non accelerano la manovra, non inventano. Il risultato è un attacco isolato e sterile, incapace di incidere.
Conte e la Dirigenza sono chiamati ad una riflessione profonda. Il suo calcio si basa su intensità e idee seplici ma chiare, ma al momento nulla di tutto questo si vede in campo. Serve una scossa per la prossima stagione e per chiudere bene questa. Perché a Napoli il solo risultato non basta mai.
Questa è una città che ha visto il calcio diventare arte, che ha celebrato campioni leggendari e che riconosce la bellezza del gioco. Vincere è importante, ma non è l’unica cosa che conta. Senza idee, senza qualità e senza identità, anche le vittorie perderebbero valore. E oggi, senza nemmeno quelle, il malessere è inevitabile.
