Non esistono gerarchie, i nomi non sono tutto!

Nel calcio odierno ci si focalizza troppo sul nome che un calciatore porta sulla divisa sorvolando su quelli che sono i momenti che quel calciatore stesso attraversa. Bisogna trovare il coraggio di accantonare per un attimo il nome a vantaggio di chi può offrire prestazioni migliori. Stiamo parlando della comune ma famosa allo stesso tempo scelta tecnica, scelta con la quale chi merita gioca, chi non merita va a sedersi in panchina.

Sia chiaro, non deve essere una soluzione per fare un “dispetto” ma bensì a far capire a chi è abituato a giocare che il momento di “down” può averlo chiunque ed  entrando più nello specifico, analizzando con occhio critico e vigile la situazione, si vede come effettivamente nel Napoli post-scudetto il capitano Di Lorenzo e Anguissa non abbiano mai performato per quello che è il loro livello. In un calcio dove si gioca ogni 3 giorni, la stanchezza fisica e mentale non è un fattore da sottovalutare, quindi la domanda è: “Siamo sicuri che entrambi debbano giocare obbligatoriamente?”. Basta gerarchie, anche loro meritano di farsi da parte rispetto a chi spazio fino ad ora non ne ha avuto dando vita ad un ribaltamento di situazione, che non fa male!

Partendo da dietro vediamo un Di Lorenzo oggettivamente involuto: tanti errori tecnici nelle scelte, una fase difensiva a fatta ai minimi storici e sempre tatticamente parlando anche la fase offensiva è calata, sia  qualitativamente e quantitativamente. Il capitano azzurro era una colonna portante nella fase di costruzione con i suoi movimenti a venire dentro al campo quasi come fosse un regista avanzato e tal volta arrivava anche qualche timbrata di cartellino. Sopra la sua testa aleggiavano parole come “Sicurezza” e ” Garanzia” mentre oggi la realtà dei fatti è ben diversa, il tutto rispecchia la stagione degli azzurri: una discesa senza freni dove si finisce facilmente contro il muro degli errori.
Risalendo il campo sappiamo che una parte fondamentale dell’ossatura di una squadra è il centrocampo: ma dov’è finito il vero Zambo Anguissa? Se Lobotka è il metronomo di questo Napoli, i muscoli, la forza, la velocità e l’aggressione di Frank sembrano scomparse nell’aria. Il camerunense pecca di continuità, lo si vede facilmente negli strappi  e in un eccesso di confidenza, cosa che spesso è risultata fatale. Ciò che manca è anche quella qualità di inserimento per provare a fare gol, ciò lo dimostra un dato abbastanza allarmante ovvero quello che indica Anguissa come uno dei centrocampisti con xG più alto ma con ancora 0 gol all’attivo in serie A.

Alla luce di queste conclusioni, una doppia panchina non sembra poi la fine del mondo.. in difesa il ricambio c’è ed è Pasquale Mazzocchi, a centrocampo seppur scarseggiano le alternative per quella che è stata una gestione fallimentare si può sempre optare per una piccola variazione del sistema di gioco. Tutto questo con la speranza di una reazione da parte dei due interessati ed un inversione di rotta totale per il rush finale. In una gerarchia i nomi non sono tutto! 

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