PECCHIA: “NAPOLI CAPACE DI SCONFIGGERE LA JUVENTUS. NON SARA’ FACILE SOSTITUIRE LAVEZZI"

Pianetanapoli ha contattato Fabio Pecchia, doppio-ex di Napoli e Juventus, che si sfideranno nella finale di Tim Cup, trofeo che gli azzurri cercheranno di raggiungere dopo venticinque anni.

La stagione 2011-2012 è volta al termine, per quanto riguarda il campionato, ma ora tutta l’attenzione è rivolta intorno all’appuntamento più atteso: la finale di Tim Cup tra Napoli e Juventus. A tal proposito Pianetanapoli ha deciso di parlarne con un doppio-ex, Fabio Pecchia, centrocampista offensivo che, all’ombra del Vesuvio, ha raccolto 15 reti in 125 presenze, molte delle quali da titolare e capitano con Lippi in panchina nel 1993 raggiungendo il traguardo dell’allora Coppa Uefa. Con lui in campo nel 1997, la squadra azzurra guidata da Montefusco fu finalista di Coppa Italia ma, pur vincendo 1-0 al San Paolo contro il Vicenza di Guidolin, perse l’occasione di alzare il trofeo per il passivo di 3-0 al Menti. “Associo ad ogni partita giocata con la maglia azzurra un ricordo particolare e significativo come l’anno in cui, tra difficoltà e sacrifici, raggiungemmo la Coppa Uefa. La mia esperienza a Napoli è stata bellissima e sarà per sempre indimenticabile”. Così esordisce Fabio ai nostri microfoni e ci concede l’intervista riportata di seguito:

I verdetti sanciti dal campo ti sembrano giusti, rispecchiano le potenzialità delle squadre che si sono piazzate o meno?

È sempre il campo a decidere tutto. Credo che tutte le squadre coinvolte nei rispettivi obiettivi abbiano lottato fino alla fine: è normale che poi alla fine sia venuto fuori un valore differente, un merito determinante di una rispetto all’altra nella resa dei conti.

Qual è la squadra che ha disatteso le aspettative iniziali e quella che, invece, è andata oltre ogni pronostico di partenza? 

E’ obiettivamente palese che la squadra, andata oltre ogni aspettativa, sia la Juventus, ma non solo per la vittoria finale, quanto anche per la lunga imbattibilità e il fatto di aver giocato sempre ad alti livelli, con grande qualità e concretezza. La compagine che ha deluso le aspettative di inizio stagione è l’Inter che ha raggiunto una stretta qualificazione al terzo turno preliminare di Europa League.

Come valuti complessivamente la stagione degli azzurri e, in funzione al terzo posto, dove avrebbero potuto maggiormente insistere?

Beh, il Napoli ha disputato la sua buona e onesta stagione calcistica, gestendo per la prima volta la presenza in Champions League insieme al cammino in campionato. Credo che i ragazzi avrebbero potuto fare nettamente meglio nell’appuntamento decisivo, considerando il vantaggio della classifica avulsa, di Bologna fallito dopo un primo tempo brillante sul piano del gioco, meno sul piano realizzativo. Lì si doveva fare nettamente meglio.

Credi che il Napoli abbia sbagliato a puntare la sua attenzione alla Champions mettendo leggermente da parte il campionato durante il periodo del doppio impegno o ti è sembrato tutto normale, nel senso che la squadra abbia immagazzinato tale automatismo necessario a puntare sempre in alto?

Credo che la squadra, rispetto alla stagione in cui ha militato in Europa League, sia risultata più capace di gestire egregiamente il doppio fronte. Sono i tipici automatismi che si acquisiscono in un processo di crescita e di consolidamento ad alti livelli. Quando si è impegnati con una certa frequenza, di mercoledì e di domenica, non si deve mai preferire una competizione ad un’altra. Si deve dare sempre il massimo, sfruttando tutto il potenziale umano e tecnico a disposizione. Anzi, aggiungo che il Napoli abbia pagato vistosamente, in termini di energia da dedicare al campionato, l’eliminazione dalla competizione europea ad opera del Chelsea e la conseguente delusione perché fino a quel momento stava procedendo bene a suon di risultati positivi.

Il progetto Napoli va avanti, dove bisognerà intervenire per rendere più attrezzata e competitiva la squadra in vista della prossima stagione?

Normale che bisognerà rinforzarsi un po’ dovunque andando a prendere giocatori funzionali al progetto e al modo di giocare professato da Mazzarri. Anche intorno ad una squadra che, magari, abbia disputato una stagione un po’ deludente può essere fondato un progetto nuovo e ambizioso. Il Napoli ha la sua fortuna nella proprietà, nel bilancio societario fiorente da cui occorrerà trarre le risorse opportune per puntellare la rosa già ben fondata nella sua ossatura di base. Un’ attenzione ulteriore potrà essere rivolta ai giovani talenti di casa propria, ma ogni valutazione nello specifico spetterà solo a chi di dovere e di competenza.

Focalizzandoci proprio sui giovani, l’Udinese è il prototipo di squadra che si fonda sui talenti riuscendo sempre a riscuotere successo. E’ un esempio da seguire?

Bisogna prima fare una differenza di principio tra due realtà calcistiche diverse: è da anni che l’Udinese porta avanti questo progetto trovando col tempo una fisionomia efficace ed efficiente, ma ci sono state anche parentesi poco convincenti. Lì non si avvertono intorno alla prima squadra le stesse pressioni che a Napoli, invece, sono all’ordine di ogni giorno mostrate con una certa esigenza da parte della tifoseria. Credo che un tipo di progetto come lo ha impostato e assemblato l’Udinese, meritevole e competitiva ogni anno, possa fare al caso del Napoli, ma con le dovute accortezze. Bisogna essere convinti e responsabili delle proprie scelte, non sempre vincenti, puntando ai vertici con una squadra giovane o con la presenza in rosa di alcuni talenti da far crescere.

Come arriveranno mentalmente Juventus e Napoli alla finale di Roma? Potrà giocare a favore degli azzurri il fatto che, in caso di successo, si andrà direttamente alla fase a gironi di Europa League?

Entrambe arriveranno con grande entusiasmo, con voglia di vincere, ma già la partita secca racchiude stimoli importanti e dà la carica proprio perché le finaliste sono arrivate a questo punto con meritocrazia e non certamente tramite sorteggio. La squadra di Conte insisterà nel mantenere inalterata l’imbattibilità stagionale e questo fattore potrà rivelarsi un buon mordente per gli azzurri. L’opportunità per il Napoli è davvero ghiotta, sarebbe il primo trofeo dell’era De Laurentiis e lo si concederà tanto facilmente a dei rivali storici in senso sportivo. Dopo la partita di ritorno allo Juventus Stadium, dove gli azzurri uscirono sconfitti in modo evidente, i ragazzi vorranno battersi a viso aperto senza pensare a quello che succederà dopo come il potenziale accesso diretto ai gironi di Europa League. Il campo alla fine decreterà il vincitore e gli eventuali punti deboli che determineranno l’esito. Sono sempre stato convinto che il Napoli sia la squadra in grado di impensierire e sconfiggere la Juventus, giocando con intensità, con dinamismo, con spiccata capacità di attaccare gli spazi.

La difesa ha subìto tanti goal, necessiterebbe di un leader di reparto o tu già lo identifichi nel capitano?

Penso che, quando non si raggiunge un risultato, la responsabilità non sia unicamente di un solo reparto, di un singolo giocatore. Quando la difesa azzurra ha evidenziato qualche sbavatura subito si è puntato il dito contro il capitano che, invece, ha sempre risposto sul campo trasmettendo sicurezza e affidabilità ai compagni. È ingeneroso focalizzare l’attenzione su un solo errore ben sapendo i valori sportivi e umani di cui Paolo si fa portavoce in campo e fuori.

Per la prossima stagione punteresti su Insigne? E per quanto riguarda Vargas?

Bisognerebbe puntarci, ma a Napoli non è facile vuoi per le pressioni vuoi per i meccanismi collaudati. Insigne è un patrimonio di casa Napoli, andrebbe salvaguardato con la dovuta attenzione per evitare di bruciare le sue grandi qualità intraviste nel Pescara. Ho visto poco Vargas per scelta tecnica, ma è un giovane di prospettiva sul quale non bisogna concentrare quelle tensioni che rischierebbero solamente di soffocarlo. Va aspettato e questo non significa relegarlo ai margini del progetto.

Le tue impressioni sulla vicenda Lavezzi, lo vedi realmente lontano da Napoli?

Sembrerebbe che la sua esperienza in azzurro sia in dirittura d’arrivo, le voci che circolano da un paio di settimane a questa parte mi proiettano alle stesse che volevano uno dei tre tenori andare via da Napoli l’anno scorso, includendo anche Mazzarri nel vortice. L’argentino ha maturato la giusta esperienza, è normale che avverta nuovi stimoli considerando anche le varie squadre che sono sulle sue tracce. Nel caso vada via bisognerà sopperire adeguatamente alla sua assenza perché è stato uno dei grandi trascinatori di questo Napoli.

Come andrebbe sostituito Lavezzi, meglio puntare su un giocatore simile o un partner d’attacco ugualmente incisivo in zona goal da affiancare al Matador?

Al momento faccio fatica a vedere un giocatore che abbia le caratteristiche e le proporzioni di Lavezzi, ragionando anche sulla funzionalità al gioco espresso dal Napoli. Si potrebbe aprire un discorso sulla permanenza in azzurro di Pandev che ha fatto bene quando è stato impiegato da Mazzarri essendo dotato anche di una versatilità tale da poter sostituire chiunque con la medesima efficacia. È un attaccante completo, ma molto differente dal Pocho.

Top e flop del Napoli durante questa stagione…

Non saprei individuare un giocatore da flop. Quando la squadra sta bene lo dimostra in ogni partita, il gruppo fa sempre la differenza e in più di una circostanza è chiaro che il collettivo rappresenti la vera forza di questo Napoli.

Prandelli ha preconvocato i primi 32 giocatori in vista degli Europei, lista che poi renderà ufficiale scegliendone 23. Quale giocatore ha suscitato la tua migliore impressione?

Mi fa piacere che il 19enne del Pescara, Marco Verratti, abbia goduto della prima considerazione di Prandelli. Credo che non sia facile rischiare scelte di coraggio e di responsabilità nei confronti dei giovani talenti. Il processo di ringiovanimento non è tanto diffuso in Italia, ma se si ottengono risultati positivi da tale politica, non c’è migliore gratificazione.  

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