Presentazione maglia centenario, ADL: “Il mio orgoglio è essere riuscito a rendere il Napoli competitivo e sostenibile. Su stadio, Allegri e mercato…”
Alle ore 15 si è tenuta la conferenza stampa di presentazione della nuova maglia del Napoli 2026/2027, la maglia del centenario. Ecco le parole dei protagonisti di questa giornata.
Prende parola Aurelio De Laurentiis: “Mio padre si è laureato a Napoli, alla Federico II, e allora prima di iniziare il discorso volevo dare il benvenuto al nuovo rettore della Federico II Andrea Mazzucchi. Cari amici, care autorità presenti, cari partner, signore e signori della stampa e soprattutto tifosi azzurri, benvenuti a tutti voi. Volevo ringraziare Leonardo Massa per averci messo a disposizione l’ammiraglia della flotta per questa presentazione della maglia per il centenario. Siamo a bordo di questa splendida nave, la MSC World Europa, per presentare la nostra maglia Home 2026/27, l’elemento simbolico più importante della stagione del centenario. Questa ricorrenza sarà celebrata per l’intero anno. Cento anni di passione, di cadute, di rinascite, di successi. Il calcio a Napoli ha una storia ultracentenaria. Le sue origini risalgono agli ultimi anni dell’800. Le prime esperienze cittadini, fino alla nascita del Naples Football Club nel 1906, poi però nel 1911 alcuni soci dissidenti ne uscirono per formare l’Unione Sportiva Internazionale. Poi ci ripensarono e rientrarono nel 1922, formando l’Inter Naples, che con l’Inter non ha niente a che fare. Il cambio di denominazione del 25 agosto 1926 diede poi inizio all’avventura dell’Associazione Calcio Napoli, il club che poi nel 1964 avrebbe assunto l’attuale denominazione, SSC Napoli. C’è una data simbolica, che nella memoria collettiva azzurra è divenuta sinonimo d’appartenenza, il 1° agosto 1926. E’ un simbolo, perché nella realtà la nascita ufficiale del Napoli viene attribuito dagli storici a tanti momenti diversi. Questa data del 1° agosto può però essere presa come data simbolica. Per un anno intero questo centenario ci terrà impegnati con manifestazioni, dibattiti, incontri. E anche con un film che stiamo scrivendo con Maurizio De Giovanni e Mimmo Carratelli, che sarà tra fine ottobre e inizio novembre nelle sale di tutta Italia. Per il 1° agosto stiamo preparando un evento speciale, nel cuore della città. Un evento a cui sarà invitata tutta la città, al fine di unire i tifosi e alcune leggende che hanno scritto pagine memorabili della nostra storia. Ma i tifosi del Napoli sono in tutto il mondo, per questo porteremo il centenario anche fuori dai confini italiani. In questa stagione storica ci accompagnerà un augurio, più che un claim: “Pe cient’anne”. E’ il nostro modo di dire che vogliamo guardare indietro, ma anche lontano. Che vogliamo che questa fase di rinascita della città e del club prosegua ancora a lungo, che il Napoli rappresenti nel mondo la forza e la bellezza della sua terra. Esiste un legame tra Napoli e il Napoli che ha pochi eguali nel panorama sportivo mondiale. Un legame che non si compra e non si costruisce artificialmente. Le immagini degli scudetti conquistati negli ultimi anni sono state seguite e apprezzate in tutto il mondo. Ben 70 milioni di persone nel mondo hanno visto i festeggiamenti per lo Scudetto sul Lungomare. Napoli è cresciuta in ogni ambito: cultura, sport, cinema, estetica e non solo. Ma ora tutto succede insieme. E quando tutto si allinea, inizia il movimento che attraversa la città, le persone, il linguaggio, la cultura. E che non riguarda più solo Napoli, ma il modo in cui Napoli guarda al mondo. Il Napoli momentum. Un movimento che si allinea alla storia del Napoli Calcio e la proietta in una nuova fase. Vogliamo guardare al futuro, senza però dimenticare il passato. E’ tornato a far parte della nostra identità visiva il Corsiero del Sole. Il presidente Giorgio Ascarelli, il primo della nostra storia, lo scelse come simbolo del club. Poi la nostra tipica ironia trasformò il destriero in ciuccio dopo la disastrosa prima stagione nella massima serie. Oggi crediamo che il Napoli sia pronto a riabbracciare il suo emblema originario. Ci sosterrà in questo intento la Treccani, che per la prima volta nella sua storia sposerà il progetto di un club calcistico con una pubblicazione speciale. Diventerà parte della nostra storia la maglia realizzata da Valentina De Laurentiis e il suo team, in collaborazione con EA7 di Giorgio Armani. Giorgio, che ricordiamo sempre con grande affetto, stima e riconoscenza per come ha rappresentato l’Italia nel mondo. Volevamo una divisa che accompagnasse Napoli per tutta la stagione. Una maglia capace di unire il ricordo di ciò che siamo stati all’ambizione di voler galoppare per sempre verso maggiori successi. E proprio perché questa maglia tiene insieme passato e futuro, abbiamo deciso di lanciarla stamattina con un’immagine di Diego Armando Maradona. Abbiamo unito l’intelligenza artificiale all’immortalità del più grande calciatore di ogni tempo. Perché Diego continua a camminare insieme a noi. La maglia ospiterà anche le nostre aziende partner. Oltre al main sponsor, MSC, c’è anche sulla manica DongFeng. Resta al nostro fianco Sorgesana, che ci sostiene dal 2005, in uno dei sodalizi più longevi del calcio europeo. Quando ripenso a quegli anni, ricordo un inizio che pareva impossibile. Da allora siamo passati dai campi della Serie C alla vetrina della Champions League. Abbiamo vissuto promozioni e qualificazioni europee, celebrando insieme 7 trofei, di cui due Scudetti e una Supercoppa nelle ultime tre stagioni. Siamo stati sempre ai vertici del calcio italiano e tra le realtà più riconosciute a livello europeo. Questo non sarebbe potuto accadere senza i nostri tifosi. Perché un presidente può avere idee e ostinazione, ma un club come il Napoli vive nella voce dei propri tifosi”.
“Il mio orgoglio più grande è essere riuscito a rispettare il valore di questo club, rendendolo competitivo ma sostenibile. E questo bisogna sottolinearlo anche per il futuro. Cari sindaco e presidente Fico, la mia ultima esperienza negli Stati Uniti mi ha portato negli stadi americani. Io non ero molto fiducioso, anche perché Infantino non è che mi avesse convinto molto. Prezzi molto alti, stadi adattati perché lì si giocano altri sport, ma io ho visto due partite dal vivo, oltre alle altre partite viste in tv a Los Angeles. Sono andato allo stadio, da circa 90 mila posti. Ho visto una partita della Svizzera, contro la Bosnia, per far felice mia moglie. E un’altra era Belgio-Iran, con il Belgio che ha due giocatori nostri. In trenta secondi siamo stati controllati dalla polizia, siamo arrivati con l’auto nel garage, siamo arrivati in una suite particolare, e ce ne sono 226 in quello stadio, costato 6 miliardi di dollari. Caro sindaco, anche se non sei tifoso del Napoli ma hai abbracciato altri colori, io ti stimo e ti sono amico. Fico invece è molto tifoso del Napoli, e come presidente della Regione non guasta. Fare un betting va sempre bene, ma fare una contrapposizione muscolosa non va bene. Dobbiamo renderci conto, incontrandoci, come massimizzare gli sforzi economici vostri e i miei. E trovare delle soluzioni che possano compendiare un aumento di stabilità e di forza del Calcio Napoli. Noi abbiamo sempre avuto questa discriminazione italica: il Nord è il top e al Sud siamo poverelli. Io ho investito questa copyline, ma ora bisogna darsi da fare. Se Inter e Milan costruiscono una stadio investendo 1,8 miliardi. E se la Roma ha già trovato i terreni e investirà la stessa cifra, noi ci troveremo tra qualche anno a non avere introiti sufficienti per rendere competitiva la squadra come io ho sempre ottenuto e fatto per vincere due Scudetti e stare 16 volte in Europa. Il Napoli non fattura né quanto l’Inter né quanto il Milan né quanto la Juventus. Quindi deve faticare, come diceva il buon Conte. Ma servono anche le strutture. Io ci posso metterà creatività e capacità finanziaria, ma poi servono le strutture. Senza l’amore di mia moglie Jacqueline e dei miei figli Luigi, Valentina ed Edoardo io non avrei ottenuto nulla di tutto ciò. E senza il sostegno dell’AD Andrea Chiavelli, al mio fianco dal primo giorno. Senza il lavoro di tutti gli staff tecnici e sportivi, dei calciatori, dei dipendenti, dei collaboratori. Un tuffo nel passato di nomi: da Reja a Mazzarri, da Benitez a Sarri, da Ancelotti a Gattuso, da Spalletti a Conte. Senza dimenticare Marino, Bigon, Giuntoli e Manna. E senza dimenticare il sostegno dei tifosi. Oggi, quando guardo al futuro, immagino insieme a loro un Napoli sempre più forte e solido. Un Napoli dotato delle strutture che merita un club così importante: stadio e centro sportivo. Nessuno di voi si ricorda mai che mentre a Roma, all’Inter, al Milan hanno trovato tutto le nuove proprietà, noi abbiamo trovato nulla, abbiamo trovato un club fallito, niente strutture. L’obiettivo che ci siamo dati in questa nuova fase è quello di fare stadio e centro sportivo, ci lavorerò giorno e notte come ho sempre fatto. Allora, cari napoletani, diciamocelo ogni giorno fino al 31 luglio 2027 e oltre, perché a noi la festa piace: Pe cient’anne”.
Ora tocca al sindaco Gaetano Manfredi prendere la parola: “Grazie a De Laurentiis e famiglia per lo sforzo fatto per la nostra squadra. Che rappresenta la nostra città, una città che cresce e trova nella nostra squadra una rappresentante di cuore, di animo, di storia. Napoli si identifica con la sua squadra di calcio, è passione qui il calcio e tutti si identificano nello stesso unico club. La città ha trovato spesso riscatto e unione nel club di calcio. C’è grande affetto, grande partecipazione e amore per il Napoli, impossibile da scindere con la storia della città. La fondazione della nostra cittá é come la storia del Napoli: 2800 anni fa la prima volta, poi una seconda fondazione. Proprio come la storia del club che nel 1926 finalmente è diventato il calcio Napoli come lo conosciamo oggi. Noi apprezziamo tanto gli sforzi della società e la parola che a me piace tanto: la sostenibilità. Le grandi vittorie si fanno non coi salti nel vuoto ma con l’ingegno per compensare i mezzi più grandi e forti che altri hanno. Ma con creativitia e intelligenza si superano tanti gap. Sappiamo bene, e rispondo ad Aurelio, con grande spirito di collaborazione che noi desidereremmo che ci sia un grande stadio, non come quelli degli USA che conosco, ma come quello delle grandi capitali europee. Giustamente Aurelio ricorda che ci vuole ben più di un miliardo, che non può essere investito dal pubblico: servono necessariamente fondi privati, è una attività commerciale oggi il calcio. Quindi siamo assolutamente favorevoli a quest’investimento, la societă avrà il massimo sostegno mio e credo della Regione. Se si fa come a Milano e Roma, siamo felici. Dove due grandi fondi investono per lo stadio. Se la SSC Napoli presenta un progetto e trova le risorse, da noi trova sostegno e aiuto amministrativo per facilitare i percorsi e velocizzarli. Uno stadio di proprietà per una società è un grande asset economico ma è anche soddisfazione per la città. Aurelio, se tu vuoi fare questo stadio, ti aiuteremo e ti sosterremo. Noi abbiamo il Maradona e finché non abbiamo una proposta alternativa, finché possiamo e abbiamo questo cerchiamo di migliorarlo. Ma se c’è un grande investimento alternativo, siamo pronti a sostenerlo”.
Prende parola il presidente della Regione Campania Roberto Fico: “Che emozione vedere la maglia del Napoli e festeggiare questi 100 anni di storia. Sono un traguardo molto significativo e importante: ogni gol e ogni momento mi riportano alla mente ricordi personali, potrei citarne mille. Se entriamo nell’aspetto tecnico, rispetto alle cose che ci siamo detti nei nostri incontri, ci sono problemi strutturali sulla questione stadio e sull’impegno pubblico. Il fondo più importante che abbiamo, con un programma molto ambizioso, non può essere utilizzato per gli stadi: è stato detto anche per la ristrutturazione dell’Arechi di Salerno, così come era già accaduto a Firenze. L’Europa ha detto ‘no’ all’utilizzo di quelle risorse. Anche il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, destinando cifre così elevate in una programmazione di otto anni, finirebbe per sottrarre risorse a tutto il resto e diventerebbe molto complicato. Bisogna intervenire con investimenti privati, sostenuti dalle istituzioni. Se ipotizziamo la ristrutturazione del Maradona, serve un piano nazionale sugli stadi oppure un investimento privato, altrimenti la situazione diventa davvero complessa.”
Roberto Fico conclude: “Faccio gli auguri al Napoli e alla società di De Laurentiis per questi anni ricchi di successi. I meriti della società sono tanti. Grazie e forza Napoli!”.
De Laurentiis prende la parola: “Invito Fico e Manfredi a un tavolo concreto per parlarne. È impossibile che il Napoli giochi al Maradona mentre sono in corso i lavori. Facciamo un approfondimento per capire se convenga ristrutturare il Maradona oppure se ci sia la necessità di costruire un nuovo stadio.”
Leo Dell’Orco di EA7 rilascia una nota: “Il calcio è stata la mia prima passione, ha una forza unica. La collaborazione tra Armani ed il Napoli ha un significato speciale, per l’amore che circonda questa squadra e per il legame strettissimo con una città unica. La maglia che celebra il Centenario racconta la storia di un forte senso di identità e guarda al futuro del club.”
Leonardo Massa prende la parola: “Celebrare il Centenario del Napoli sulla nostra ammiraglia mi porta a ripensare a come abbiamo navigato insieme al Napoli in questi anni, festeggiando anche due scudetti. I valori che sono stati raccontati ci rappresentano perfettamente, a partire da quello della sostenibilità ambientale, un tema sempre più centrale per la nostra azienda. Questa crociera è una delle più sostenibili al mondo, grazie alle tecnologie più avanzate per ridurre l’impatto ambientale. Noi navighiamo ovunque, dal Giappone al Brasile fino all’Alaska, e in tanti ci chiedono la maglia del Napoli. Il club e MSC rappresentano al meglio i valori di questa città.”
Nicola Arnone, sponsor del Napoli fin dall’inizio dell’era De Laurentiis con Lete e Sorgesana: “Nel Centenario è giusto ripercorrere la storia del rapporto tra questa società e le aziende della mia famiglia. Ci sono state tantissime interazioni con il Napoli, già dai tempi di mio nonno e dello stadio Collana. Collaboriamo da tanti anni e spero che questo percorso possa continuare ancora a lungo. E sempre forza Napoli, grazie a tutti.”
Francesca Curci, Brand Communication Manager di Dongfeng Italia: “Grazie a De Laurentiis e a tutto il team del Napoli per questo bellissimo regalo, quello di poter far parte del Centenario. Siamo orgogliosi di essere sulla maglia del Napoli, è un’occasione davvero importante. In questi pochi mesi di collaborazione abbiamo già visto quanto questa partnership possa darci. Abbiamo molti progetti in cantiere. Grazie mille e forza Napoli!”.
Marta Leonori, responsabile della Treccani, prende la parola: “Grazie dell’invito. Treccani ha festeggiato il proprio Centenario lo scorso anno. Per ricorrenze come questa serve un serio lavoro di memoria e siamo felici di poter dare il nostro contributo. Abbiamo incontrato i vertici della società e insieme abbiamo pensato a un volume all’altezza di questo Centenario. Tra il 2002 e il 2005 abbiamo presentato un’enciclopedia dello sport, con una parte dedicata al calcio, realizzata con Gianni Mina, Marino Bartoletti e altri esperti. Il calcio viene raccontato anche come linguaggio e come rito, non solo come sport. Realizzeremo un volume dedicato al Napoli: pochi fenomeni sono pervasivi come il calcio e, a Napoli, tutto questo ha avuto e ha ancora un nome e un volto, quello di Maradona. La voce dell’enciclopedia Treccani lo identifica come simbolo dell’intera città, parole scritte da Bartoletti. Treccani e il Napoli avvieranno una collaborazione, la prima con un club calcistico, per realizzare un volume che, partendo dai 100 anni della società, ne racconti la storia. Sarà un lavoro di ricerca tra archivi e immagini, con uno sguardo rivolto anche al futuro. Non sarà un libro solo sul Napoli, ma anche su Napoli: un’occasione per andare oltre i confini dello sport e di ciò che accade sul campo, raccontando storia urbana, cultura, architettura e memoria collettiva. Un volume che descriverà una parte della cultura italiana che, da Napoli, si proietta non solo nel nostro Paese ma anche a livello internazionale”.
Interviene Valentina De Laurentiis, Style Designer del Napoli: “La prima maglia del Centenario non nasce come una semplice commemorazione: è pensata per accompagnare il Napoli per tutta questa stagione. È una scelta precisa, perché un anniversario come questo deve vivere ogni domenica, su ogni campo e insieme ai tifosi. Dovevamo raccontare cent’anni di storia, racchiudendo in un unico capo l’identità del popolo e del club. La prima domanda che ci siamo posti è stata: da dove si riparte quando si celebrano cent’anni? Ci siamo ispirati alla maglia che vive più di tutte nella memoria collettiva dei tifosi, quella degli anni Ottanta, del primo scudetto, con la sua iconica trama in maglina. Una maglia autentica, essenziale, capace di evocare ricordi e senso di appartenenza. Abbiamo utilizzato materiali diversi, un tessuto tecnico che richiama visivamente la storica lanetta, mantenendo però tutte le tecnologie moderne. È un omaggio rispettoso alla memoria del club. La semplicità è stata il filo conduttore dell’intero progetto: sono i simboli e il colore a raccontare la storia. Sul cuore trovano spazio il Corsiero del Sole, simbolo di forza, continuità e rinascita; il numero 100, che celebra il percorso e le vittorie; il simbolo dell’infinito, che non rappresenta soltanto la continuità della storia, ma anche la volontà di dare vita a un nuovo punto di partenza per il prossimo secolo del Napoli; infine, l’attuale logo del Napoli. Non abbiamo scelto di modificarlo perché racconta una storia che continua: il logo di oggi rappresenta il presente, senza perdere il legame con l’identità del club. È proiettato al futuro, ma poggia sulle fondamenta del passato. Grazie.”
Inizia la conferenza stampa con le domande ad Aurelio De Laurentiis: “Pe’ cient’anne”, cosa si augura? “Innanzitutto sono contento e fiero di aver dato continuità scegliendo un allenatore che ha vinto tantissimo in Italia e che è arrivato due volte in finale di Champions League. Lo presenteremo al Teatro San Carlo il 14 luglio. Lì ci sarà poi un confronto con tutte le vostre domande. Sappiamo che la curiosità, nel calcio e tra i tifosi, è tanta. Solo nell’ultimo mese avrò ricevuto almeno 200 proposte di calciatori da ingaggiare. Io, però, ho risposto: ‘State calmi, abbiamo 47 calciatori e dobbiamo sistemarne almeno 25 prima di parlare di acquisti’. Poi ci sono i ruoli: se in qualche reparto ci sono delle lacune, allora si va sul mercato. Ma se in ogni ruolo abbiamo due o tre alternative, è giusto confrontarsi prima con chi dovrà allenare la squadra per capire cosa intende fare con i giocatori che già abbiamo. Bisogna chiedere all’allenatore: ‘Sei sicuro di volerli cambiare? Perché già con questi puoi fare grandi cose’. Inoltre, il signor Allegri è anche un aziendalista e credo che con lui andremo molto d’accordo”.
Quanti giocatori andranno via? “Secondo me non dovremmo comprare nessuno e, sempre secondo me, dovranno andare via in molti.”
“Dopo l’epoca di Ascarelli, il signor Ferrari, quando era ancora con la scuderia Alfa Romeo e prima di fondare la Ferrari nel 1949, aveva già il cavallo come simbolo. Dopodiché, guarda caso, anche Porsche ha il cavallo. E poi quest’anno, come sapete, i cinesi hanno decretato che è l’Anno del Cavallo. Allora, signori, abbiamo anche il simbolo sulla maglia di un marchio automobilistico cinese: più coincidenze di così! Faccio un plauso a mia figlia per tutti i concetti identitari che ha sviluppato quest’anno. Poi abbiamo anche Max Allegri… Devo dirvi che mio padre mi portava da bambino a vedere le corse dei cavalli. Durante le riunioni di sceneggiatura mi diceva: ‘Auré, andiamoci a vedere una corsa di cavalli’. Era straordinario: grazie ai suoi amici, che non erano bravi a scommettere, facevamo un mare di soldi e poi tornavamo in ufficio! Il cavallo è sempre stato il nostro simbolo ed è anche il simbolo di Max Allegri. Gli chiederò di farmi acquistare un cavallo, con un fantino che indossi la maglia azzurra!”.
Valentina De Laurentiis: “Per la maglia avevamo tante idee, perché sono tanti i simboli che appartengono alla storia del club. Ringrazio il mio gruppo di lavoro per aver dato ordine a tutte queste idee. Il Corsiero del Sole è un elemento molto importante.”
Ancora Aurelio De Laurentiis: “De Bruyne come testimonial? Secondo me la maglia sta bene a qualunque calciatore che indossi in maniera cosciente e con senso di appartenenza la maglia del nostro caro e amato Napoli”.
Edoardo De Laurentiis: “Sono meravigliato e orgoglioso. Nel 2004 c’era un solo pezzo di carta e nemmeno un pallone. Siamo partiti da Paestum e abbiamo galoppato fino ad arrivare al Corsiero del Sole. Siamo passati dall’Intertoto alla Champions League, fino ai due scudetti. Abbiamo trionfato, arrivando al Corsiero del Sole, che si chiama anche ‘cavallo sfrenato’. Complimenti a tutti noi per questo Centenario e per questo momento magico. Grazie ai tifosi, da sempre vicinissimi al Napoli, e grazie a tutti i giocatori. Speriamo di esserci ancora noi anche per i prossimi 300 anni!”
Valentina De Laurentiis: “La maglia rossa come terza? Vedrete! Avremo tre maglie per il campionato e due per la Champions League, equivalenti a quelle del campionato, ma ci sarà anche una terza maglia dedicata alla Champions, diversa e davvero molto bella. Non posso ancora svelarvela, ma non ci sarà da aspettare a lungo: tra poco le vedrete tutte. Poi arriverà anche la collezione di Halloween e, probabilmente, una collaborazione speciale, anche se non c’è ancora nulla di definitivo.”
Aurelio De Laurentiis: “La prima pietra dello stadio? Io, se non troverò ostacoli burocratici lungo il mio percorso, immagino proprio di sì. Però questo è un Paese molto strano, dove i politici fanno politica guardando soprattutto a sé stessi. I cittadini spesso non compaiono. È un problema di tutta l’Europa. Io amo l’America, con tutti i suoi difetti: lì c’è un grandissimo rispetto per il successo. In Italia, invece, c’è una grandissima invidia nei confronti del successo. E fermare chi produce, chi inventa, chi si spacca in quattro, creando burocraticamente lacci e lacciuoli per rendergli la vita impossibile, sembra essere lo sport preferito di molti. Quando nel 1967, dopo la legge del 1965 voluta dal ministro Corona… Gli americani ci avevano detto, dopo la guerra: ‘Basta che non ci facciate concorrenza con il cinema e vi compenseremo girando in Italia tre colossal, tra cui Cleopatra’. Invece l’abilità degli italiani fece emergere registi come Fellini e tanti altri. Non solo si cominciarono a vincere gli Oscar, ma autori come Rossellini e De Sica realizzarono film straordinari. Inoltre il cosiddetto cinema di genere portò il cinema italiano a diventare il secondo al mondo per fatturato e numero di film prodotti ogni anno. A quel punto gli americani dissero: ‘Ma come, ci eravamo messi d’accordo?’. Si rivolsero ad Andreotti, che rispose: ‘Non posso fare nulla’. E allora intervennero sul ministro Corona, che con quella legge finì per tagliare le gambe all’industria cinematografica italiana. Mio zio cercò di resistere per due anni, poi nel 1967 fece le valigie e si trasferì in America. Io avevo 18 anni e volevo divertirmi. Mi dissero che in Italia non si poteva fare nulla. Poi è arrivata una lunga cavalcata di successi nel cinema, frutto di un grandissimo impegno. Guardandomi allo specchio, però, mi sono sempre detto che questo è un Paese difficilissimo, capace di mettere in ginocchio il cinema italiano. Per questo mi sono imposto di non uscire mai dai binari. Ho realizzato tanti film di successo e da quell’esperienza ho imparato il marketing e la creatività, competenze che mi sono state molto utili nel mondo del calcio, del quale inizialmente non sapevo nulla. E questa è stata la mia fortuna.”


