Quando basta un 433 per fregare il 4231…

Qualcuno se l’aspettava l’ennesima occasione sprecata dal Napoli. E infatti l’evento si è ripetuto. Ormai sono anni che succede così, con chiunque indossi la maglia azzurra e con chiunque sieda in panchina.

L’unico risultato che non doveva avvenire era la vittoria del Milan a Napoli. Con almeno un pari, infatti, il Napoli si sarebbe tenuto incollato ai rossoneri (e con gli scontri diretti a favore) raggiungendo l’Inter (che comunque ha ancora una gara in meno) al primo posto. Ma la quinta sconfitta in questo campionato (la quarta al Maradona!!!) chiede risposte a tutti gli interpreti.

Nella scorsa stagione, causa covid, gli stadi erano deserti. Si diceva che a tutte le squadre, ma soprattutto al Napoli, mancavano i propri tifosi che avrebbero fatto la differenza. Ebbene, quest’anno che il pubblico c’è, per il Napoli non è stato un fattore che ha portato più punti. Alla 28esima giornata il Napoli ha conquistato 31 punti lontano da casa e solo 26 tra le mura amiche. Perché questo andamento? Forse questa squadra sente la pressione di una piazza che non vince lo scudetto da troppo tempo? Oppure questo stadio non tifa più come una volta?

Ma soprattutto, guardando la classifica dei marcatori in campionato, si nota che nelle prime posizioni non ci sono giocatori del Napoli e nessuno è in doppia cifra. Si dirà causa infortuni o covid. Non è una risposta plausibile. Questa squadra calcia troppo poco in porta!!!

Contro il Milan, il Napoli ha giocato col solito 4-2-3-1. Pioli ha schierato a specchio i suoi ragazzi. Non ci sono state novità tattiche. Il Napoli ripresentava il quartetto offensivo base con Politano, Zielinski, Insigne e Osimhen. La giocata classica sempre la stessa: palla lunga per il nigeriano che però non era accompagnato da nessuno! Anzi, sembrava quasi che i compagni arretrassero per scongiurare contropiedi dei rossoneri. Nella ripresa, addirittura, Pioli sull’1-0 a favore ha arretrato Kessie e il Milan si è proposto con un 4-3-3 più quadrato. Spalletti dal canto suo ha affollato l’attacco con Ounas prima e Mertens poi ma non ha messo nessuno accanto a Osimhen in area avversaria. In genere gli ultimi minuti, quando sei in svantaggio, sono quelli della palla lunga (e dunque un Petagna non sarebbe stato male accanto al nigeriano) con un cambio di modulo. Ma a quel punto la tattica va in secondo piano. Il tecnico di Certaldo in certe occasioni offre l’impressione di non voler cambiare troppo l’11 iniziale perché quello è il migliore possibile a sua disposizione. Se poi toglie Insigne per inserire Elmas che come esterno non produce nulla (una settimana prima aveva giocato bene da trequartista appena entrato in campo), allora si comprende come anche il mister sia in confusione.

Dopo la vittoria con la Lazio, Spalletti se l’era presa un po’ con l’ambiente azzurro, opponendosi a chi dice che questa squadra manca di personalità. Ebbene, contro il Milan è stato smentito categoricamente. Mancano ora 10 partite alla fine del campionato. Il sogno tricolore è aritmeticamente ancora possibile, ma una squadra che fallisce sempre nella gara verità, è impensabile che abbia ancora chances. Più plausibile che vada in porto l’obiettivo aziendale, quella zona Champions che consenta di sistemare il bilancio e fare qualche acquisto. Non proprio in linea con quel che sogna la piazza, ma dopo due Champions fallite in due anni, è già tanto.

EZIO PERRELLA

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