Ragione o sentimento?

Il rinnovo di Dries Mertens con il Napoli non è ancora arrivato, il contratto scade a giugno del 2022 e la volontà del giocatore è di restare. Il Napoli ha una opzione per rinnovare il contratto del belga, ma non la eserciterà perché significherebbe confermare l’attuale contratto di Mertens che di ingaggio percepisce 5 milioni di euro. Troppi per la nuova politica di De Laurentiis. Politica che ha già prodotto il primo addio, quello di Lorenzo Insigne passato al Toronto. Dries vuole restare a Napoli. Il belga ha ribadito più volte il concetto, ma a 35 anni il discorso è diverso da quello di Insigne. Difficilmente troverà una squadra in Europa che lo accontenti economicamente, altrimenti dovrà andare in MLS o in Qatar dove ha delle offerte.
Perché il Napoli non dovrebbe rinnovargli il contratto? Perché ormai a 35 anni suonati la sua carriera è in declino. Non è più brillante come una volta e non salta più l’uomo. La tenuta fisica comincia ad essere precaria. Se De Laurentiis vuole come sembra cambiare politica societaria meglio sacrificare il suo ingaggio che quello di un altro Top più giovane. Considerando che il suo è un ruolo facilmente sostituibile, rispetto a Koulibaly tanto per fare un esempio.
Perché il Napoli farebbe bene a rinnovargli il contratto? Prima di tutto perché è il miglior marcatore della storia azzurra, e per quello che sta mostrando nelle ultime uscite sta dimostrando di meritare la conferma. Poi è un figlio adottivo di Napoli, la sua visceralità è diventata un punto di forza e rappresenta appieno la famosa e tanto acclamata dal patrón “Napoletanità”. Recentemente ha espresso un concetto bellissimo: «Invece di andare in giro a buttare soldi, per compare un attaccante nuovo, gli concedo la possibilità di tesserare mio figlio. Ha un centravanti giovane, con una carriera lunga davanti a sé. Ed io non devo mollare né la casa, né tantomeno Napoli».
Come si può lasciare andare via una bandiera così? Dries è un patrimonio che merita di restare in società anche dopo la sua carriera calcistica, perché i grandi calciatori forti sono importanti, ma gli uomini lo sono molto di più.

