Rocchi e i rigori: in serie A suona sempre la stessa canzone


Il campionato riparte e già negli anticipi si è notata la commozione di Lukaku e Nkoulou in ginocchio con il pugno al cielo per ricordare il povero George Floyd.

In tutto il mondo e in tutti gli stadi, seppur vuoti, si alza la voce contro il razzismo: un virus antico e difficile da debellare, contro cui il dito sarà sempre puntato.

Dopo il ricordo doveroso per Floyd, ritorniamo al calcio giocato: il campionato è ripartito, lo attendevamo, ci mancava e purtroppo la musica non è cambiata.

Rocchi arbitra Bologna-Juventus, una Juve in crisi,senza identità di gioco, con attaccanti evanescenti alla cui testa c’è CR7 che in poche partite mostra il peggio di se.

Allora ecco che puntuale come un orologio, arriva chiamato dal VAR il solito rigorino che risolleva la Vecchia Signora. Di trattenute come quelle che hanno portato il rigore siglato da Ronaldo se ne vedono almeno dieci a partita: perché il VAR non ha chiamato Rocchi per un’occasione simile ai danni di Barrow, perché non espellere direttamente Danilo?

La storia dei “due pesi e due misure” oramai è arrivata alla saturazione, ci auguriamo che Rocchi abbia rivisto la partita e si sia interrogato sul suo operato.

Questa settimana il dito contro è per lo stile Juventus: i suoi interpreti che pensano che tutto gli sia dovuto e che davanti a errori marchiani pensano che non sia successo nulla,il problema che di certi errori, non se ne parla né sui giornali né in televisione.

Alla Juventus non sono abituati all’autocritica e da esterni non si può contestare nulla. La perdita della coppa Italia solo in ragione che il Napoli ha battuto meglio i rigori? E non per un’evidente assenza di gioco?

Hanno assoldato Maurizio Sarri per divertirsi e alla fine stanno scoprendo che con Allegri erano già più che contenti.

Alla Juventus non sono abituati alle critiche e da esterni non si può contestare nulla: diversa è la musica per lo juventino Conte che continua con la sua Inter solo a giustificarsi, accampando scuse e pretese che in nerazzurro non contano nulla.

Il campionato è ricominciato, ci è mancato, lo abbiamo atteso e il “dito contro” di questa settimana punta dritto all’indirizzo di chi dirige l’orchestrina chiamata Serie A che suona da anni la stessa musica stantia.

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