Senza Parole cantava Vasco
Senza Parole cantava Vasco
Utilizzare “Senza Parole” di Vasco Rossi per analizzare questo momento del Napoli è quasi un obbligo morale. Non è solo la cronaca di uno 0-0 contro il Parma, ma il manifesto di una crisi d’identità che si trascina da tre partite.
Il Napoli sembra incastrato in un loop: tiene palla, ma guarda la porta avversaria come se fosse protetta da un vetro infrangibile. Ciò di cui parla Vasco è una manovra(parafrasando)che è diventata prevedibile. Tre pareggi di fila significano sei punti persi, e la sensazione è quella di guardare gli avversari scappare mentre si resta fermi a osservare il tempo che passa.
Nonostante i risultati, l’impegno e l'”amore” per la maglia si vedono. Il Napoli di Conte non è una squadra che non corre o che ha mollato, ma è una squadra che si è persa nei dettagli. Guardando dentro queste ultime tre prestazioni, si vede la voglia di vincere, ma è un’emozione che rimane incompiuta. La frustrazione nasce proprio dal fatto che l’impegno c’è, ma il gol non arriva, trasformando l’amore per il traguardo in un tormento.
Le “poche parole” sono i pochi gol. In questa striscia di tre pareggi, l’attacco si è inceppato. Se prima la squadra parlava un linguaggio offensivo fluente e spaventoso, ora sembra aver smarrito il vocabolario. Restare “senza parole” davanti alla porta significa perdere la cattiveria agonistica che aveva caratterizzato l’inizio della stagione.
Il -6 dall’Inter: “E non lo so se ci sarai…”
È qui che la canzone diventa amara. Quel -6 dall’Inter è il dubbio che inizia a insinuarsi nei tifosi: “Saremo ancora lì a lottare fino alla fine?”. Mentre l’Inter viaggia con un ritmo incessante, il Napoli ha frenato bruscamente. I 6 punti di distacco iniziano a essere un solco profondo, e quel senso di “senza parole” al triplice fischio del terzo pareggio consecutivo è il silenzio di chi vede lo Scudetto allontanarsi e teme che la rincorsa sia diventata improvvisamente troppo ripida.


