Spalletti tradisce la Juventus sul più bello!
Spalletti sembrava, in questa stagione, l’uomo giusto per riportare la Juventus ai vertici del calcio italiano. La società bianconera gli aveva affidato la squadra costruita puntando sulla sua esperienza, sul suo calcio offensivo e sulla capacità di gestire gruppi complicati. Eppure, la stagione del tecnico toscano rischia di trasformarsi in un fallimento clamoroso, culminato nella pesantissima sconfitta casalinga per 0-2 contro una Fiorentina già salva e senza particolari motivazioni di classifica.
Una partita che, almeno sulla carta, appariva semplice e che invece ha mostrato ancora una volta tutti i limiti di Spalletti. La squadra è apparsa fragile mentalmente e incapace di reagire nei momenti decisivi. Il ko contro i viola compromette in maniera quasi definitiva la qualificazione alla prossima Champions League, obiettivo minimo per un club abituato, storicamente, a provare a primeggiare in Italia. L’eventuale mancato accesso alla massima competizione europea rappresenterebbe un danno economico enorme e un colpo durissimo all’immagine della società.
Spalletti continua a dividere tifosi e addetti ai lavori. Da sempre considerato un grande comunicatore, il tecnico toscano ha spesso saputo ipnotizzare giornalisti e ambiente con discorsi sofisticati, concetti tattici ricercati e una visione quasi filosofica del calcio. Tuttavia, negli ultimi due incarichi importanti ricevuti, i risultati sono stati molto deludenti. Prima il fallimento con la Nazionale Italiana, poi questa esperienza juventina che avrebbe dovuto rappresentare la sua definitiva riabilitazione nel calcio che conta.
Nonostante il recente rinnovo contrattuale, il futuro dell’allenatore appare tutt’altro che saldo. La dirigenza bianconera continua ad apprezzarne le idee e la qualità del gioco espresso a tratti dalla squadra, ma non può ignorare i continui crolli nei momenti decisivi della stagione. Troppo spesso, infatti, la Juventus ha perso punti proprio quando sembrava pronta a rilanciarsi definitivamente nella corsa europea. Una fragilità mentale che pesa soprattutto sull’allenatore, chiamato a dare personalità e sicurezza a un gruppo costruito per tentare di vincere.
E allora la domanda inizia a diventare inevitabile: e se Spalletti non fosse più un allenatore adatto alle grandi piazze? Le prossime settimane saranno decisive per una società che pretende competitività e vittorie

