Supercoppa, sceneggiata Allegri senza vere sanzioni!
A Riyad, nella semifinale di Supercoppa italiana, non è andato in scena solo un match di calcio, terminato con la meritata sconfitta del Milan ad opera di un ottimo Napoli.
È andato in onda l’ennesimo spettacolo poco edificante firmato Massimiliano Allegri, protagonista di un comportamento che ha provocato la panchina del Napoli e, soprattutto, coinvolto in modo indegno una figura elegante come Gabriele Oriali. Un gentiluomo del calcio italiano, un professionista rispettato ovunque, costretto ad assistere a provocazioni gratuite e atteggiamenti che con lo sport hanno poco a che fare.
Il giudice sportivo della Serie A ha deciso: nessuna squalifica, soltanto una multa da diecimila euro. Una cifra che, per un allenatore del Milan, equivale a una mancia lasciata distrattamente sul tavolo. Una sanzione simbolica, quasi beffarda, che rischia di legittimare comportamenti tra il provocatorio e il maleducato che Allegri non considera certo una novità nella sua carriera.
Basta tornare a Milan-Lazio, quando l’allenatore rossonero si è reso protagonista di una pressione faccia a faccia con l’arbitro per evitare la concessione di un rigore al VAR. O l’essere arrivato allo scontro verbale con il secondo allenatore della Lazio. Episodi che si sommano, si accumulano e costruiscono un profilo ben lontano dall’idea di una leadership equilibrata e carismatica che un grande club come il Milan dovrebbe pretendere.
E come dimenticare la finale di Coppa Italia di due anni fa, quando da allenatore della Juventus, Allegri perse completamente il controllo, dando vita a una sceneggiata che costrinse il club bianconero a licenziarlo per giusta causa. Un punto di non ritorno che avrebbe dovuto segnare una riflessione profonda, mai realmente avvenuta.
Il problema, oggi, va oltre il singolo episodio o la singola multa. Un professionista così visibile, seguito da milioni di tifosi, ragazzi e addetti ai lavori, ha una responsabilità enorme. Non basta vincere o guadagnare cifre astronomiche per giustificare atteggiamenti arroganti e spettacoli indegni. Il calcio è anche esempio, educazione, rispetto. E quando questi valori vengono calpestati, una multa ridicola non basta. Serve una presa di posizione chiara, netta, finalmente all’altezza del ruolo che certi protagonisti ricoprono.
Altrimenti il rischio è normalizzare l’eccesso, trasformare l’insulto in colore e la maleducazione in carattere. Allegri continua a scegliere il rumore. E finché le istituzioni minimizzeranno, il messaggio sarà chiaro: tutto è concesso, purché si resti protagonisti. Un messaggio sbagliato, pericoloso, che allontana il calcio dalla sua funzione sociale e culturale più autentica.

