Un capitano in trasformazione

Giovanni Di Lorenzo è da sempre un pilastro del Napoli: capitano, simbolo di compattezza e affidabilità. Ma con l’evoluzione tattica imposta da Conte , in particolare il passaggio a un sistema con difesa a tre e esterni più liberi, il suo ruolo e le sue responsabilità sono cambiate profondamente. Il giocatore appare trasformato: più libero di attaccare, meno vincolato a compiti difensivi, più efficace nella costruzione e nella spinta offensiva. Dopo varie sperimentazioni di modulo, Conte ha optato per tornare a sistemi con difesa a tre per il Napoli.  Nel 3-4-2-1 gli “esterni” non sono più semplici terzini difensivi: devono offrire ampiezza, spinta, cross, e contribuire all’attacco, con più libertà e meno copertura difensiva stretta.  Quando il Napoli giocava con la difesa a quattro, Di Lorenzo era costretto a un doppio lavoro costante: copertura, diagonali, uscite sull’ala avversaria, gestione delle transizioni. Un ruolo complesso, che spesso lo portava a consumare energie principalmente nella fase difensiva. In questo contesto, Di Lorenzo ha ritrovato freschezza e lucidità. Con tre centrali alle sue spalle, può alzare di più la sua posizione, attaccare il corridoio esterno, combinare con gli offensivi e arrivare con continuità al cross. Il risultato è evidente: il capitano appare più brillante, più coinvolto e soprattutto più sicuro nel proporre gioco. La trasformazione tattica di Conte non ha semplicemente modificato la sua posizione in campo: ha esaltato le sue caratteristiche migliori. Ed è per questo che il capitano del Napoli oggi sembra un altro giocatore. O forse, più correttamente, il migliore sé stesso.

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