Assist no look, terzo occhio e un paragone illustre

Che Romelu Lukaku non fosse meramente un centravanti statico d’area rigore e che facesse anche qualcosa di diverso dai gol che normalmente ci si aspetta da un bomber lo sapevamo già, ma che sapesse anche mandare in rete i compagni con la stessa qualità in rifinitura di un numero dieci ce lo sta dimostrando in queste primissime apparizioni in azzurro. Già ben cinque assist realizzati in sole quattro gare, gli ultimi col Como sono state di pregevole fattura e insieme al rigore del nuovo sorpasso hanno contribuito pesantemente al successo della squadra di Conte e ad impreziosire la prestazione del belga, che continua nel suo buon inizio di stagione pur non essendo ancora brillantissimo. “Fai gol” c’era scritto sul pallone lavorato prima con la solita fisicità e poi confezionato con la qualità per Mc Tominay e Neres, bravi nel controllo e nella conclusione, ma entrambi mandati in porta proprio dall’imbucata di Lukaku, che l’ha fatta passare in quell’unico corridoio possibile col dosaggio giusto per evitare l’intercetto degli avversari. Giocate come queste forse ancora non bastano per accontentare del tutto gli appassionati più esigenti, che sicuramente s’aspettano una maggiore partecipazione al gioco e più conclusioni in porta da parte di Lukaku, ma che intanto rendono felice Antonio Conte che può godersi il suo centravanti preferito. Sì perché davvero Lukaku riesce ad applicare perfettamente i principi del suo allenatore e a trasformare in prodezze individuali l’idea di calcio che Conte sta trasmettendo a tutta la piazza. Il messaggio sembra essere chiaro: con Conte non vedremo né la grande bellezza di Sarri né la riaggressione alta e costante di Spalletti, piuttosto una squadra camaleontica, che sa giocare anche col risparmio energetico attivo e che quando decide di far male può contare su gente come Lobotka e Lukaku, che vedono cose che gli altri nemmeno immaginano, oppure come Mc Tominay e Neres, devastanti nell’attacco degli spazi. Per accogliere con più fiducia il nuovo corso targato Conte ed apprezzare lo sforzo che il tecnico leccese sta compiendo nel ricostruire dalle macerie una squadra che torni ad essere competitiva per il vertice, dobbiamo comprendere che a Napoli è sbarcata una nuova filosofia, che se vogliamo è un po’ un salto nel passato, a una decina di anni fa, quando il Napoli all’epoca di Benitez era imbottito di numerosi esterni e mezze punte che beneficiavano dell’assistenza di Higuain. Anche l’argentino, infatti, oltre a far gol amava servire degli assist deliziosi ai compagni, molti dei quali andavano tranquillamente in doppia cifra, come Callejon, ad esempio, che al primo anno in Italia si ritrovò con ben 20 gol a fine stagione. Higuain aveva in dote una tecnica sublime, Lukaku non avrà i suoi piedi di velluto ma a calcio ci sa giocare e, a differenza del suo predecessore Osimhen, sa far salire la squadra invece di puntare prevalentemente alla profondità finendo spesso in fuorigioco. Conte-Lukaku è un binomio che sta funzionando anche a Napoli, anche col belga a mezzo servizio e che forse non tornerà mai più quello devastante dei 24 gol interisti nell’anno dello scudetto, ma che può continuare a crescere e distribuire parte di quei gol tra i suoi compagni di reparto.

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