Avremmo dovuto raccontare una festa. E invece…

È colpa del Napoli, solo del Napoli. Punto! La mancata qualificazione alla Champions, che al 61’ di Napoli-Verona era cosa fatta, va ricercata in quelle situazioni già viste in altri momenti del ciclo di questa squadra. E non vogliamo rivangare lo scudetto perso nell’anno dei 91 punti (quelli che quest’anno sono stati sufficienti all’Inter per vincere il campionato). Il Napoli ha una gran rosa, con giocatori di talento ma non di personalità. Nelle loro bacheche personali poche vittorie e non significative. Da troppo tempo è chiaro che molti di loro avevano già ampiamente terminato il loro ciclo a Napoli, ma si è voluto portarli ancora avanti, e fino ad un certo punto, con buoni risultati. Da un lato, giusto così. Dall’altro, si doveva accettare che determinati giocatori, con tutto l’affetto per loro, di più non potevano.

Padroni del nostro destino, ma il più delle volte il Napoli ha voluto contare soprattutto sugli altri. Già, quegli altri che a te non concedono nulla e che puntualmente non fanno ciò che tu speri con le tue concorrenti. Ma il Napoli è talmente forte che davvero non può contare solo su sé stesso? Davvero si sperava che Bologna e Atalanta fermassero Juve e Milan, e che il Verona fosse più morbido? Che idea fallimentare! Comunque il fallimento di questa stagione ha radici sin dal dopo Sarri. Eppure Ancelotti era la miglior scelta per tenere la squadra ai primissimi posti della Serie A, infatti al suo primo anno aveva confermato il secondo posto del suo predecessore, seppur con una minor qualità nel gestire la squadra. Nulla però avrebbe lasciato supporre il declino del ciclo, cominciato la stagione successiva, quando Ancelotti ha steccato al punto da esser sostituito da Gattuso nel dicembre 2019. “Ringhio” era giunto a Napoli per sistemare quello spogliatoio rovente che era stata una delle cause della debacle ancelottiana. E il calabrese aveva pure trovato la quadratura. Poi anche la vittoria della Coppa Italia aveva convinto De Laurentiis a confermare il tecnico di Corigliano. In questa stagione, invece, Gattuso non ha mai realmente avuto il polso della situazione. Nella scorsa estate ha provato un modulo per poi cambiarlo a inizio campionato, ma avendo a disposizione una rosa adatta al precedente modulo cambiato. Gli infortuni, troppe prestazioni sottotono, gli errori di formazione e i mancati cambi… e il Napoli è stato quasi sempre in una classifica anonima rispetto agli investimenti fatti. Tantopiù che, dopo l’1-3 di Verona, all’andata, De Laurentiis ha cercato di avvicendare Gattuso, riconfermato però dal rifiuto di altri allenatori interpellati. Così, dopo aver abbandonato tutti i tornei a eliminazione diretta, ha recuperato giocatori e fatto risultati importanti. Finalmente aveva quasi tutti i giocatori a disposizione, poi però alcuni di essi sono spariti dai radar per scelte sue. Le sostituzioni sono sempre state fatte con l’orologio alla mano e di cambi tattici neppure l’ombra. Col Verona, al Maradona, sull’1-0, andava modificato l’assetto tattico con l’aggiunta di un mediano in più e un atteggiamento più prudente, così da evitare il pari firmato Faraoni (su errore di Hysaj, sempre titolare a sinistra, già autore dell’errore da cui era scaturito l’1-1 col Cagliari). È evidente che le partite con Spezia, Sassuolo e Cagliari non hanno insegnato nulla. Col Verona, ad un certo punto, ben cinque attaccanti in campo ad ingolfare (e non a riempire) l’area di rigore. E di cross? E di palloni filtranti? Zero!

Ora tocca a De Laurentiis riprendere la situazione in mano. Lui pure ne ha tante di colpe (col suo fido Giuntoli). Avesse raggiunto la Champions, si sarebbe potuto regalare perfino Allegri. Ora invece, con l’Europa League e un futuro tutto da scrivere, chissà?! E intanto la Juve, che ha trovato la qualificazione Champions a terra, gode. Inter, Milan, Atalanta e Juventus godono e festeggiano. E tu sei stato una vittima sacrificale. Già, ma di te stesso.

Ezio Perrella

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