Caffè Napoli «Tre, quattro, tre… ma mo’ chi si ferma?»
Al Caffè Napoli stamattina c’è una sedia fuori posto. Mimmo l’ha trascinata davanti al bancone e ci ha sistemato sopra tre bustine di zucchero, quattro tovagliolini e altre tre bustine.
Gennaro lo guarda da un paio di minuti.
«Mimmù, ma che staje cumbinanno?»
«Il Napoli, Gennà. Tre, quattro, tre. Finalmente abbiamo trovato la quadra!»
Ciro, seduto poco distante, scuote la testa.
«Abbiamo vinto col Frosinone, non col Real Madrid.»
«Professò, e famme sta’ cuntento! Tre gol, squadra che corre, gente che si muove…era ora! E poi in Frosinone ha già dimostrato di essere una squadra molto difficile da incontrare, quindi per una volta non giochiamo sempre a ridimensionare l’avversario. E’ stato il miglior Napoli della stagione.»
Salvatore sorride.
«Però Mimmo non ha tutti i torti. Il cambio di modulo sembra aver dato equilibrio. E soprattutto la condizione fisica è in crescita.»
Pasquale annuisce.
«È questo che mi convince di più. Il modulo aiuta, ma ieri ho visto una squadra più brillante, più reattiva. E finalmente capace di accompagnare l’azione con più uomini.»
«Sì, però aspettiamo», ribatte Ciro. «Una bella partita non significa aver risolto tutti i problemi.»
«E intanto…» aggiunge Salvatore «…stanno tornando giocatori importanti. Meret, Spinazzola, McTominay. Non è poco.»
Mimmo rimette a posto una bustina.
«Sì, ma ogni volta che ne recuperiamo uno se ne fermano due! Favasuli, Vergara… Gennà, ma che teniamo, la porta girevole dell’infermeria?»
«Almeno quella gira», risponde Gennaro. «Certi giocatori non li vediamo proprio.»
Ciro interviene.
«E mi dispiace soprattutto per i ragazzi. Stavano trovando spazio e fiducia. Quando sei giovane, fermarti proprio adesso è una mazzata.»
Salvatore annuisce.
«E già che parliamo di giocatori, vogliamo dire due parole su Badiashile? Dopo l’Inter l’avevano già bocciato tutti. Ieri invece mi è piaciuto.»
Ciro fa un cenno con la testa.
«È proprio questo il problema. A Napoli basta una partita per diventare un brocco e un’altra per diventare un fenomeno. Diamogli tempo.»
Mimmo sorride.
«Professò, però pure tu dopo l’Inter non è che gli avevi fatto i complimenti…»
«Io avevo espresso qualche perplessità.»
Gennaro interviene dal bancone.
«Ah, mo’ si chiamano perplessità!»
Pasquale si sistema gli occhiali.
«Comunque, se recuperiamo gli uomini importanti, Allegri potrebbe finalmente avere un problema diverso: non più chi è disponibile, ma chi scegliere.»
«E quindi?» domanda Mimmo. «Quando tornano tutti, che facciamo? Cambiamo di nuovo modulo?»
«Dipende», risponde Salvatore.
«Eh, Salvatò, sempre dipende! Se il 3-4-3 funziona, perché toccarlo?»
Pasquale interviene.
«Perché il modulo non è una religione. Conta trovare equilibrio e sfruttare i giocatori che hai. Non è che tre numeri sulla lavagnetta ti fanno vincere le partite.»
Mimmo guarda le bustine di zucchero.
«E allora io tutta ‘sta fatica l’ho fatta per niente?»
Gennaro gli sfila un tovagliolino.
«No, no. Conserviamo tutto. Alla prima sconfitta vediamo se lo vuoi ancora, ’sto modulo.»
Ciro ride.
«Gennà, questa è buona.»
Salvatore riprende.
«Comunque io resto ottimista. La squadra cresce, qualcuno torna e cominciamo a vedere un’identità.»
«Piano», ribatte Ciro.
«Professò, ma almeno dopo tre gol possiamo essere contenti?»
«Contenti sì. Convinti ancora no.»
Gennaro raccoglie le bustine di zucchero e le rimette al loro posto.
«Sapete che vi dico? Tre, quattro, tre… quattro, due, tre, uno… per me cambia poco.»
Mimmo lo guarda.
«E che conta, Gennà?»
«Che fino a ieri cercavamo undici giocatori da mettere in campo.»
Fa una pausa.
«Mo’ speriamo che presto il problema sia scegliere chi lasciare fuori.»
Ciro si alza.
«Sempre che non se ne faccia male un altro.»
Gennaro sospira.
«Professò, ma almeno il caffè me lo fai servire in pace?»
Vincenzo Mugione

