Caffè Napoli Un punto guadagnato o due lasciati là?

Stamattina al Caffè Napoli il giornale passa di mano in mano. Ciro guarda la classifica. Salvatore rilegge il tabellino. Mimmo, invece, continua a fissare sul telefonino la parata di De Gea su Favasuli. Gennaro li osserva da dietro il bancone.

 

«Comunque siete strani.»

 

Mimmo alza la testa.

 

«Pecché?»

 

«Avete pareggiato a Firenze e tenite ’e facce come si avessimo perso.»

 

«Gennà, ma l’hai vista la partita? Alla fine la potevamo vincere.»

 

Ciro abbassa il giornale.

 

«E nel primo tempo la potevamo perdere.»

 

«E allora?»

 

«E allora deciditi.»

 

Salvatore sorride.

 

«Per me è un buon punto.»

 

Mimmo si gira.

 

«Ecco. Tu pure se perdi cinque a zero trovi qualcosa di buono.»

 

«Ma che c’entra? Firenze è una trasferta difficile. La Fiorentina prende due traverse, noi prendiamo un palo, andiamo avanti, loro pareggiano e alla fine abbiamo pure le occasioni per vincerla. Non è una partita da buttare.»

 

Pasquale annuisce.

 

«Il problema è che noi giudichiamo il pareggio sempre da come finisce la partita.»

 

Ciro lo guarda.

 

«Spiegati.»

 

«Se De Gea non prende quella di Favasuli e vinciamo 2-1, stamattina stiamo qua a dire che il Napoli è diventato maturo, che sa soffrire e poi colpisce. Se invece una delle due traverse della Fiorentina entra, magari diciamo che abbiamo fatto una brutta partita. Ma la prestazione è la stessa.»

 

Mimmo scuote la testa.

 

«Pasquà, però il pallone entra o non entra. Alla fine quello conta.»

 

«Certo. Per la classifica. Ma se vogliamo capire se la squadra sta crescendo, dobbiamo guardare pure altro.»

 

Ciro chiude il giornale.

 

«E secondo me sta crescendo.»

 

Silenzio.

 

Mimmo si gira lentamente.

 

«Professò… ripeti.»

 

«Nun fa ’o scemo.»

 

«No, veramente. Voglio registrare.»

 

Ciro sorride.

 

«Ho detto che sta crescendo. Non che è diventata perfetta. Un mese fa una partita così magari la perdevi. Oggi vai a Firenze, soffri, passi avanti e nel finale sei tu che provi a vincerla.»

 

Salvatore indica Ciro.

 

«Segnate pure questa.»

 

«Salvatò, mo’ nun t’allargà.»

 

Gennaro ride mentre sistema le tazzine.

 

Mimmo torna sul telefono.

 

«Comunque questo Favasuli…»

 

«Ancora?» dice Gennaro.

 

«Ancora sì. Ma avete visto dove va a prendere quella palla? Entra e pare che tiene ’o fuoco ’ncuollo.»

 

Pasquale annuisce.

 

«Ed è la cosa più interessante. Col Bologna potevi pensare alla partita della vita. Oggi entra di nuovo e si fa trovare pronto. Questa è già una risposta.»

 

Ciro lo interrompe.

 

«Però lasciamolo stare.»

 

«In che senso?»

 

«Nel senso che a Napoli facciamo sempre la stessa cosa. Uno gioca bene due partite e già deve andare in Nazionale, deve fare il titolare, deve essere il nuovo chissà chi. È giovane. Facciamolo crescere.»

 

Salvatore sorride.

 

«Questa la firmerebbe pure Allegri.»

 

«E allora per una volta Allegri dice una cosa giusta.»

 

«Una?»

 

«Salvatò…»

 

Gennaro interviene prima che ricomincino.

 

«Comunque non avete risposto.»

 

«A che cosa?»

 

«Un punto guadagnato o due punti persi?»

 

Mimmo risponde subito.

 

«Due persi.»

 

Salvatore: «Uno guadagnato.»

 

Ciro alza le spalle.

 

«Dipende.»

 

Pasquale ride.

 

«Bella risposta.»

 

«È quella giusta.»

 

Gennaro prende le tazzine vuote.

 

«Secondo me avete ragione tutti.»

 

Mimmo lo guarda.

 

«Gennà, accussì è facile.»

 

«No. È che il punto è sempre uno.»

 

Fa una pausa.

 

«Siamo noi che decidiamo quanto vale.»

 

Ciro prende la giacca.

 

«Questa pure te l’eri preparata?»

 

Gennaro sorride.

 

«No. Questa m’è venuta mo’.»

 

«Era meglio quella preparata.»

 

«E allora domani il caffè te lo fai a casa.»

 

Vincenzo Mugione

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