Diavoli

“Si dice che Lucifero, il più splendente tra gli angeli, fosse il prediletto di Dio. Che Dio l’amasse più di tutti gli altri angeli, ma quando seppe che Lucifero trasgredì alle sue regole, non ebbe pietà. Con tutta la sua schiera di demoni gettò Lucifero all’inferno”

Sulla panchina azzurra siederà un altro toscano: Luciano Spalletti. Un nome che negli ultimi anni ha fatto parlare stampa e tifosi di gossip più che di calcio giocato. Per tutti ora Spalletti è una figura “scomoda”, uno scombussola-spogliatoi se vogliamo, ma non è affatto così, anzi. Ha sempre preteso ordine e disciplina come giusto che sia, senza guardare in faccia a nessuno (ma proprio a nessuno). Il caso più eclatante è quello di Totti, sul quale si è creato un clamore di dimensioni bibliche, tanto che hanno realizzato una serie tv, nel quale, naturalmente, il mister toscano è messo sotto una cattiva luce.  Ma non ti fai certo nemico improvvisamente il simbolo della città in cui alleni andando contro i tuoi interessi. Stessa sorte è capitata a Mauro Icardi, seppure con responsabilità diverse rispetto al capitano Giallorosso. Spalletti è passato negli ultimi anni, come l’allenatore capace di “eliminare” il simbolo del club di appartenenza. Ciononostante i risultati sono sempre a favore del mister toscano. Nel 2005 con l’udinese centrò una storica qualificazione in Champions League, venendo poi nominato allenatore dell’anno. Con la Roma tra il 2007 e il 2008 vince 2 coppe Italia ed una Supercoppa. Nel 2010 si trasferisce in Russia e al primo anno vince campionato e coppa nazionale. Nell’anno successivo campionato e supercoppa. Nel 2016 viene chiamato al posto dell’esonerato Rudi Garcia alla Roma, portando i giallorossi a due qualificazioni consecutive in Champions League, nonostante l’ambiente fosse schierato totalmente contro di lui. Nel 2018 si trasferisce all’Inter, ma la sostanza non cambia, due qualificazioni consecutive in Champions League, competizione alla quale l’Inter non presenziava da 7 anni.

Adesso tutti si aspettano la stessa sorte con Insigne, e non sappiamo come possa evolversi il rapporto tra i due, sta di fatto che Spalletti non ammette trasgressioni alle regole, e non è tipo da favoritismi, la legge è uguale per tutti. In uno spogliatoio in cui aleggiano ancora gli spettri degli ammutinamenti con Ancelotti, un sergente capace di rimettere a posto le cose senza guardare il nome dietro la maglia è ben accetto.

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