Fuori dai giochi
Fuori dai giochi
Non è stato solo un ottavo di finale di Coppa Italia svanito. È stata la fine di un incantesimo. Il Napoli di Antonio Conte, dopo la supercoppa, l’uscita dalla Champions e dietro 9 punti in campionato , si è arreso ai rigori contro il Como di Cesc Fàbregas. Una sconfitta che brucia e che si presta perfettamente alla narrazione cruda di “O’ Primmo Ammore” di Luchè.
“O’ Primmo ammore ma fatt’ chiu’ male”
Il match al Maradona è stato lo specchio di una relazione tormentata. Il Napoli ha dato tutto, ha creato, ma non è riuscito a chiudere la pratica nei 90 minuti. Come nelle barre di Luchè, la squadra ha dato l’illusione del grande amore (gol di Vergara e 15′ del secondo tempo), per poi fare il cuore dei tifosi “a piezze” nel momento decisivo.
”O’ primmo ammore m’ha luat l’aria”
Arrivati ai rigori, la statistica e il blasone si sono azzerati. Non importava che il Napoli fosse quel tipo di realtà, o che Hojlund e McTominay stessero vivendo una stagione da top quali sono. Sul dischetto, “tutto chello ca’ è passato nun serve a niente“. L’errore fatale (quello che ha deciso il passaggio del turno per i lariani) è stato il tradimento finale: un’esecuzione fredda, respinta dal portiere, che ha gelato il Maradona proprio come il beat cupo del pezzo di Luchè. Prima sbaglia Lukaku e poi Lobotka come contro la Cremonese.. deja-vu!
”Mo’ nun ce credo cchiù”: La malinconia del dopo-gara
Il fischio finale ha sancito l’uscita da un obiettivo stagionale concreto. Per Conte, che punta sempre al massimo, questa eliminazione è un graffio profondo.


