Genoa- Napoli raccontata al bar
Caffè Napoli non esiste. O forse sì. Perché un bar così, in fondo, c’è in
ogni quartiere di Napoli. È quel posto dove il caffè si beve in un sorso, ma
una discussione sul Napoli può durare molto più di una colazione. Dove il
buongiorno arriva dopo il primo espresso e il primo argomento non è il
traffico, il meteo o il lavoro, ma la formazione della domenica, il mercato, un
rigore non concesso o l’ultima dichiarazione dell’allenatore. Questo è un
luogo di fantasia, o forse no, dove ci affacceremo ogni giorno successivo alla
partita di campionato degli azzurri per sbirciare la discussione dei nostri
amici. Cinque caratteri diversi. Cinque modi di essere tifosi. Nessuno ha
sempre ragione. Nessuno ha sempre torto.
Dietro al bancone c’è Gennaro, ‘o barista. Cinquantacinque anni, il caffè lo
prepara da quando era ragazzo. Conosce tutti, sa già cosa ordinano ancora
prima che parlino e ascolta ogni discussione con quel sorriso di chi ne ha
sentite migliaia. Interviene raramente, ma quando lo fa basta una battuta per
cambiare l’aria del bar. Attorno a lui, ogni mattina, si ritrovano quattro clienti
abituali.
Ciro ’o Professore è un insegnante in pensione. Ha memoria lunga e
un’opinione su qualsiasi cosa riguardi il Napoli. È diffidente verso ogni
novità, critica quasi tutto e ripete spesso: “Io l’avevo detto”. Però, quando il
Napoli gioca bene, è il primo a emozionarsi, anche se cerca sempre di non
darlo a vedere.
Salvatore ’o Ragioniere fa il commercialista. È quello che invita tutti ad
avere pazienza. Difende spesso la società e l’allenatore perché è convinto
che dietro ogni scelta ci sia una logica che i tifosi non conoscono. Non ama i
processi del lunedì mattina e prova sempre a guardare il quadro completo.
Mimmo ’o Tassista passa le giornate in macchina ad ascoltare radio, clienti
e voci di corridoio. Arriva al bar con un’indiscrezione nuova e una polemica
pronta. Per lui arbitri, televisioni, procuratori e federazione hanno sempre
qualcosa da spiegare. È impulsivo, rumoroso e vive il Napoli più di chiunque
altro.
Pasquale ‘l’Ingegnere è quello che parla meno. Prima ascolta tutti, poi
mette insieme i pezzi e prova a riportare la discussione sui fatti. Non ama gli
eccessi, non si esalta dopo una vittoria né demolisce tutto dopo una
sconfitta. È la voce dell’equilibrio… anche se, ogni tanto, pure lui perde la
pazienza.
Genoa – Napoli 0-2. La partita la vincono quelli che non giocano?
«Gennà, fammelo doppio stamattina.»
Mimmo ha la faccia di uno che la sera prima ha sofferto
«Per il sonno o per il primo tempo?» gli chiede Gennaro.
«Tutt’e dduje.»
Ciro abbassa il giornale e sorride.
«Ah, ma non dovevamo dominare?»
«Abbiamo vinto due a zero fuori casa.» interviene subito Salvatore. «Prima
giornata, Marassi. Tre punti e a casa. Che vulite ’e cchiù?»
«Il Napoli.» risponde Ciro.
«E chi ha vinto, il Genoa?»
Pasquale ride. Gennaro mette le tazzine sul bancone.
«Il problema è che avete passato tutta l’estate a scegliere la for
«Il problema è che avete passato tutta l’estate a scegliere la formazione
titolare. Ieri la partita l’hanno risolta quelli che stavano seduti.»
Mimmo si gira.
«Ecco. Questo volevo dire io. De Bruyne entra e cambia la partita. Vergara
entra: gol e assist. Allora la domanda è un’altra: ma questi devono stare
fuori?»
Ciro piega lentamente il giornale.
«Secondo me state guardando la cosa al contrario. Una squadra forte non è
quella che mette gli undici nomi migliori sulla distinta e poi spera. È quella
che al sessantesimo guarda la panchina e può cambiare la partita. Per anni
abbiamo detto che per vincere servivano alternative. Mo’ che abbiamo un
allenatore che le vede, vogliamo far giocare tutti insieme per forza? De
Bruyne ieri è entrato contro gente che correva da ottanta minuti. E s’è vista la
differenza.»
Salvatore annuisce.
«Finalmente, Professò.»
«Aspetta. Non ho finito.»
«E figurati.»
«Il problema viene dopo. Perché tenere un campione in panchina è facile alla
prima giornata. Fallo per un mese. Poi vediamo.»
Pasquale prende la parola.
«Però è proprio qui che si misura Allegri. Ieri non ha semplicemente cambiato
tre uomini. Ha accettato che la partita che aveva preparato non stava
funzionando e l’ha cambiata. Non tutti gli allenatori lo fanno. Alcuni
preferiscono morire con la propria idea.»
«E infatti…» aggiunge Salvatore «…io mi tengo questo. Abbiamo giocato
male per una parte della partita? Sì. Ma l’allenatore aveva delle carte e se l’è
giocate.»
Mimmo scuote la testa.
«Tutto bello. Però sul gol di De Bruyne io voglio vedere che dite.»
Ciro sbuffa.
««Eccolo.»
«No, serio. Se quella spinta ce la fanno contro, stamattina qua dentro
chiamiamo pure il ministro dello Sport.»
Pasquale sorride.
«Contatto c’è.»
«Fallo?»
«Non lo so.»
«Ah! Quando è per noi non lo sai mai.»
Gennaro interviene mentre raccoglie le tazzine.
«Mimmo, ma tu non eri quello che diceva che nel calcio moderno fischiano
pure quando uno respira vicino all’avversario?»
«Appunto!»
«E allora deciditi.»
Ridono tutti.
Salvatore prende il giornale lasciato da Ciro.
«Comunque, signori: zero a due. E si parte con tre punti.»
Ciro si alza.
«Tre punti sì. Ma se giochiamo sempre come nel primo tempo…»
Mimmo lo interrompe.
«Professò, ma almeno fino a lunedì prossimo possiamo stare primi senza
rompere ’e scatole?»
Gennaro posa lo scontrino sul bancone.
«Secondo me state sbagliando domanda.»
«E quale sarebbe quella giusta?»
«Non chi deve giocare titolare.»
Si ferma un secondo.
«Chi deve finire le partite.»
Pasquale guarda Gennaro e sorride.
«Questa te la sei preparata.»
«No. Però il caffè doppio a Mimmo sì.»
Vincenzo Mugione

