I nostri guerrieri azzurri: Demme

Continua la nostra rubrica sui guerrieri azzurri.
Tre stagioni e mezza per il centrocampista italo-tedesco Diego Demme in maglia azzurra e questa è stata di certo quella che non dimenticherà ma solo per il traguardo finale raggiunto dalla squadra, non certo per il suo rendimento. Era arrivato nel gennaio del 2020 tra i migliori auspici. Lui capitano del Lipsia, allora in lotta per vincere la Bundesliga, decise di lasciare tutto per venire in un Napoli settimo in classifica, spinto anche dall’amore suo e della sua famiglia per la maglia azzurra. Il suo nome, Diego, dato dal padre, calabrese di nascita, tifosissimo del Napoli, emigrato in Germania ma che ha vissuto da tifoso i primi scudetti azzurri.
Il suo primo anno e mezzo sotto la guida di Gattuso lo mette in mostra come tra i più continui nel rendimento anche se gli infortuni lo hanno spesso limitato. Infortuni che hanno segnato proprio i primi mesi dell’era Spalletti e che gli hanno fatto perdere il suo posto davanti alla difesa con la conseguente esplosione di Lobotka. Quest’anno sempre ai margini della rosa suo malgrado. Solo 142 minuti giocati in appena sette presenze in stagione, tutte in campionato, perché in Champions non era stato neanche messo in lista.
Dopo tre anni e mezzo, 65 presenze e 4 reti realizzate, per lui ci saranno i saluti alla maglia azzurra. Nonostante il suo restare ai margini, Demme non ha mai alzato la voce, ha sempre tenuto fede al suo essere professionista per amore della maglia azzurra. Una maglia che ha onorato sempre quando è sceso in campo e seppure con un piccolo apporto quest’anno , può sentire lo scudetto un pizzico anche suo.
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