Il possibile addio di Conte ed un finale che assomiglia a quello di Spalletti!
Il Napoli ha trovato nella serata di lunedì un’altra importantissima vittoria che porta gli azzurri ad allungare sulle contendenti per la UEFA Champions League e superare proprio il Milan battuto per 1-o, grazie alla rete del subentrato Politano. Dopo i 3 punti ovviamente si innalzano anche in virtù della conferenza stampa di Conte ennesimi dubbi sulla permanenza non certa del tecnico pugliese che, ogni settimana, cambia le carte in tavola. Soprattutto dopo l’ennesimo fallimento della Nazionale italiana che è alla ricerca di un presidente e anche del nuovo CT, il nome di Conte figura tra le possibili scelti della FIGC.
Conte-Nazionale, il flirt che gela Napoli: ADL apre all’addio, ma è l’incubo di uno “Spalletti-bis”
Il 6 e il 7 aprile 2026 rischia di essere ricordato come il giorno in cui il futuro del Napoli ha cambiato direzione, nuovamente. Le dichiarazioni incrociate tra Antonio Conte e Aurelio De Laurentiis hanno rotto il silenzio, portando alla luce una verità che molti sussurravano. Il tecnico salentino non vuole restare probabilmente a scadenza e il richiamo della Nazionale, dopo l’ennesima delusione Mondiale, è diventato un’esigenza pubblica. Tutto deriva dalla serata di lunedì dove Conte, dopo la vittoria contro il Milan ha detto ciò: “Se fossi il presidente della Federazione mi prenderei in considerazione. Ci sono già stato in Nazionale e conosco l’ambiente. Mi lusinga perché è qualcosa di bello rappresentare il proprio Paese”. Un’uscita che suona come un ultimatum: senza un rinnovo pluriennale e garanzie totali, Conte preferisce la maglia azzurra della Nazionale a quella del Napoli. La sua storia parla chiaro: Antonio non gestisce “transizioni”, lui vuole vincere subito o andarsene. Garanzie totali che potranno arrivare ma non sulla gestione totale sulla gestione del mercato che, chiaramente, è stata davvero negativa. L’arrivo di Lucca e di Lang voluti fortemente dal tecnico partenopeo poi mandati via a gennaio è una chiara visione di gestione sul mercato davvero pessima.
L’ombra di Spalletti: la storia si ripete?
Impossibile non tracciare un parallelo con quanto accaduto nell’estate 2023 con Luciano Spalletti. Anche allora, il tecnico dello scudetto sentì il bisogno di “staccare”, salvo poi finire proprio sulla panchina dell’Italia dopo l’anno sabbatico che non arrivò. Ci sono analogie in questa visione Conte-Spalletti. Entrambi i tecnici hanno lamentato un rapporto logorante con la proprietà. Spalletti parlò di “mancanza di dialogo” e stanchezza per i conflitti caratteriali. Conte non ha mai avuto un ottimo rapporto con la dirigenza. Inoltre l’idea di doversi privare di qualcosa che dovrebbe giustamente pagare non è assolutamente nelle sue idee. Mentre con Spalletti si finì a carte bollate per la famosa “clausola di non concorrenza”, oggi De Laurentiis sembra voler giocare d’anticipo, quasi a voler evitare lo scontro frontale che tanto ha danneggiato l’immagine del club in passato. Nella mattinata di martedì il patron azzurro dagli Stati Uniti, ha esordito così sulla vicenda Conte:“Lo libererei? Penso che gli direi di sì, ma lui è intelligente e senza un interlocutore serio difficilmente accetterebbe di guidare una struttura disorganizzata”. Una frase che è un capolavoro di diplomazia bellica. Da un lato apre la porta all’uscita di Conte (non lo tratterrebbe controvoglia), dall’altro lancia una frecciata alla FIGC, etichettandola come “disorganizzata”, nel tentativo di minare le certezze del tecnico.
Ora la palla passa al presidente, cosa farà?
La storia del Napoli parla chiaro: all’ombra del Vesuvio, la gloria e l’addio camminano spesso a braccetto. Non è solo una questione di risultati, ma di un’energia che consuma i rapporti in tempi record. Lo abbiamo visto con Ottavio Bianchi e Albertino Bigon nell’era Maradona, costretti al saluto tra le tensioni nonostante i trionfi. Più recentemente, la ferita è ancora aperta per il caso di Maurizio Sarri, che dopo aver sfiorato lo scudetto con il “calcio champagne” si vide sostituito via tweet mentre era ancora a cena. O per la fine burrascosa del rapporto con Rino Gattuso, consumatosi nel silenzio assordante di un silenzio stampa infinito. Ma è il precedente di Luciano Spalletti a pesare come un macigno sul presente. Dopo aver riportato il tricolore a Napoli dopo 33 anni, il tecnico toscano scelse la via del “congedo per troppo amore”. Una formula poetica che nascondeva l’impossibilità di proseguire con una proprietà dal carattere altrettanto forte. Vedere oggi Conte utilizzare toni simili, parlando della Nazionale come di una “lusinga”. Riapre quella cicatrice: la piazza teme che il copione sia già scritto e che il “quarto scudetto” (vinto proprio da Conte in questo 2026) possa essere l’ultimo atto di un film già visto.
Se De Laurentiis vuole davvero evitare uno “Spalletti-bis” e la fuga dell’ennesimo condottiero, dovrà passare dalle parole ai fatti. Non basteranno le dichiarazioni di stima o le provocazioni alla Federazione. Servirà un contratto che metta Conte al centro del villaggio per i prossimi anni, o l’ammissione che il ciclo è già finito. La sensazione, però, è che il dado sia già tratto. Quando un uomo come Conte inizia a guardare oltre l’orizzonte del club, parlando di “rappresentare il Paese”, solitamente ha già la valigia pronta sotto il letto. Per il Napoli, il rischio è quello di svegliarsi domani e mantenere presumibilmente i due trofei vinti col tecnico ex Juventus, ma con il trono di nuovo vuoto. La palla passa ad Aurelio. Saprà essere più convincente del richiamo dell’inno di Mameli? Probabilmente no, e crediamo davvero che un presidente così maniacale come quello azzurro difficilmente non sappia già come uscirne da questa situazione. Evitare una situazione simile a quella dopo l’addio di Spalletti non è contemplata.

