Italiano imbriglia Spalletti e (forse) spegne i sogni del Napoli
Ancora la Fiorentina sulla strada del Napoli verso lo scudetto. Nell’ultimo anno di Sarri, uno 0-3 sanguinoso frenò la formazione azzurra dal suo sogno tricolore. Anche stavolta la Viola è stata nefasta per gli azzurri. Ma la situazione di questo campionato è ben diversa da quella di allora. Quest’anno il Napoli ha (forse) gettato il proprio sogno nelle gare casalinghe. Come si può credere che una squadra con 6 sconfitte totali (di ci 5 in casa) possa ancora vincere il campionato? Milan e Inter autorizzerebbero a farlo, ma il Napoli non autorizza ai sogni.
Eppure contro la Fiorentina non era cominciata male. Il Napoli si schierava col 4-3-3, così come i viola ben orchestrati da Vincenzo Italiano. A centrocampo, Zielinski, schierato nella mediana con Fabian e Lobotka, era nullo sia nella fase d’attacco che in quella difensiva e veniva messo in mezzo dai mediani fiorentini. Diciamocela tutta, Zielinski e Fabian insieme non potevano coesistere negli anni addietro e non possono farlo tuttora. In assenza di Anguissa serviva un Demme, per intenderci. La difesa era a sua volta formata da Koulibaly e Rrahmani come centrali, mentre sulla banda destra difensiva si vedeva ancora il golden boy Zanoli. A sinistra, come sempre, Mario Rui. In attacco Insigne e Politano completavano il terzetto con Osimhen. In porta sempre Ospina.
Lo schema tecnico era sempre lo stesso: palla lunga al nigeriano e poi vediamo che succede. Ma stavolta il Napoli trovava pan per focaccia con il centrale Igor (ex SPAL che ha giocato anche come terzino, all’occorrenza, essendo veloce). Il brasiliano pedinava a uomo per tutto il campo Osimhen, impedendogli di girarsi e sprigionare la propria corsa, oppure fermandolo proprio in velocità. Nel primo tempo il Napoli creava, gli avversari segnavano. E la Fiorentina ha fatto esattamente questo con Gonzalez. Visto e già rivisto questo film col Napoli.
Nella ripresa Spalletti rompeva gli indugi e lanciava nella mischia Mertens, ma non toglieva il fumoso Zielinski, bensì Fabian. Scelta del tutto opinabile, a onor del vero. Il belga giocava quasi accanto ad Osimhen, portando un uomo in più nell’area di rigore avversaria. Il problema del Napoli nelle gare in casa è proprio questo: in area avversaria ci entra il solo Osimhen. Perché gli altri aspettano fuori? Sull’1-1 di Mertens, poi, la cosa più normale da fare sarebbe stata riequilibrare il centrocampo azzurro con l’inserimento subito di Demme. E invece il Napoli consegnava il centrocampo alla Fiorentina che ha sviluppato da lì il 2-1 del neo entrato Ikoné (visto che intanto Italiano aveva mosso le proprie pedine dalla panchina, annusando il momento per vincere la gara) e il 3-1 di Cabral. In questa ultima occasione, inguardabile è stato il modo in cui Mario Rui si lasciava superare da un pallone che aveva viaggiato per 60 metri. Avevamo osannato il portoghese settimana scorsa, ma coi gigliati ha riproposto errori di lettura già visti. Ed è qui che Spalletti metteva dentro Demme (al posto di Lobotka) ed Elmas (al posto di Insigne che invece stava giocando bene). Ma una fotografia della partita è quella relativa al mancato assist del neo entrato Lozano a Mertens che poteva portare il Napoli al gol prima invece di subirlo. Quelle sono giocate che i campioni vedono prima. Forse Lozano non ha ancora questa caratteristica.
Infine il 2-3 di Osimhen, una invenzione del nigeriano che ha sfinito Igor a furia di farselo rincorrere dappertutto. Ma dopo aver accorciato le distanze, il Napoli non produceva più occasioni da gol importanti. La Fiorentina vinceva e riconduceva di nuovo il Napoli nell’incubo delle sconfitte nel proprio stadio (che facciamo fatica a chiamare Maradona, viste i troppi KO azzurri in questo impianto) e della mancata realizzazione (forse) del sogno tricolore. A proposito, prossima gara ancora in casa con la Roma. Cosa aspettarsi?
EZIO PERRELLA


