Koulibaly patrimonio azzurro, la Premier League metta giù le mani
Potrebbero esserci più di mille ragioni per non vedere un campione come Kalidou Koulibaly. Io partirei dal primo e importante motivo: il Napoli non è più una squadra che deve “vendere i propri gioielli per far cassa”. In questi anni si è detto più volte (confermato anche dal presidente De Laurentiis) che ora gli azzurri sono pronti a fare il famoso “salto di qualità”. Una delle prime mosse per effettuarlo è quella di non vendere i propri tesori, si può assolutamente confermare che il difensore senegalese è attualmente un patrimonio del Napoli. Più che triplicato di valore e titolare inamovibile dell’undici “sarriano” il numero 26 è ora inseguito dai top club di mezza Europa, compreso il Chelsea di mister Conte che farebbe le carte false per averlo. Si, è vero, Koulibaly magari qualche volta ha peccato di ingenuità datate dalla sua giovane età, ma ha saputo compensare quest’ultime con giocate di grande classe e prove di enorme solidità difensiva. Quindi, seppur ad una cifra che supera i 50 milioni di euro, perché pensare di venderlo? I risultati del presidente De Laurentiis di quintuplicare il valore della rosa da quando il Napoli è in A sono arrivati anche grazie alle grandi cessioni e ai buoni investimenti nei calciatori talentuosi e poco affermati a livello europeo e mondiale, ma con determinati giocatori e ad un preciso punto della storia calcistica della squadra questo ragionamento non si può più fare. Koulibaly dovrà aiutare anche giocatori come Maksimovic ad inserirsi nella linea difensiva della squadra, non è mai facile entrare a far parte dei meccanismi di gioco di Sarri e il senegalese al fianco dell’esperienza di Albiol adesso li conosce perfettamente. Il serbo arrivato dal Torino per un’ingente somma nella sessione di gennaio adesso dovrà dimostrare di poter affiancare l’ex Genk e completare una fase difensiva che alcune volte ha mostrato delle lacune in questa stagione. Vendere anche un difensore talentuoso come Koulibaly sarebbe inutile e controproducente ai fini del progetto Napoli.

